SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Un’impresa di cooperatori, artigiani, camionisti. La CTA e il trasporto merci in Italia,

Patrizia Battilani, Giuliana Bertagnoni, Stefania Vignini

Bologna, il Mulino, 439 pp., euro 33,00 2008

Il volume di Battilani, Bertagnoni e Vignini contribuisce a colmare una lacuna negli studi storici dedicati ai trasporti che, come sottolinea giustamente Patrizia Battilani (pp. 29-30), fino ad ora hanno indagato solo episodicamente le vicende riguardanti le società di trasporto su strada.Eppure uno dei tratti caratteristici del ’900 - in modo particolare della sua seconda metà - è stata la migrazione dei traffici commerciali terrestri dalla rotaia alla strada: fra il 1938 e il 1973, infatti, il tonnellaggio di merci trasportate su gomma è aumentato del 1.276 per cento e il numero di autocarri in circolazione è passato da 80.820 a 1.045.663 (+1.194 per cento). Quanto alla ripartizione modale del traffico merci sulle medie e lunghe distanze, fra il 1970 e il 1994, la quota dell’autotrasporto è salita dal 44,29 al 61,40 per cento, mentre quella delle ferrovie è calata dal 19,42 al 12,57 per cento. Nel 2002 il volume delle merci autotrasportate ha superato di circa sette volte quello delle derrate movimentate dalle ferrovie.In questo contesto si è dipanata la storia della Cooperativa trasporti alimentari (Cta) che il volume esamina dalla sua costituzione nel 1972 al tempo presente.Le vicende della Cta vengono periodizzate dalle aa. in tre fasi: la prima, dal 1972 al 1987, è quella della «cultura della lotta» in cui inizia l’aggregazione dei «padroncini» e viene avviata la costruzione della cooperativa attraverso l’acquisizione delle competenze gestionali e la formazione dei quadri; la seconda, dal 1987 al 2001, è quella della «cultura del mercato» in cui la Cta passa da una gestione presidenziale (cioè dominata dalla figura di Luciano Bartolini, promotore e primo presidente della Cta) ad una collegiale, più adatta ad affrontare la concorrenza interna e straniera e ad elaborare nuove strategie operative; la terza, dal 2002 ad oggi, è quella della «cultura dell’affermazione sul mercato» in cui, dopo la crisi del triennio 1999-2001, la nuova dirigenza trasforma definitivamente la Cta da una cooperativa di artigiani monoveicolari (dove, cioè, ciascun socio è uguale all’altro poiché possiede un solo mezzo) ad una di società pluriveicolari dove, come spiega Battilani, la diversificazione interna e l’allentamento dei vincoli di solidarietà contribuiscono a rendere i soci «tutti diversi» (pp. 400-401).Irestanti capitoli sono dedicati all’analisi aziendale, alla «centralità del socio» e ai diversi aspetti della governance e dell’identità della cooperativa.Per concludere, si tratta di un interessante studio di caso che, muovendosi fra storia dei trasporti e storia d’impresa, rappresenta una lettura utile per iniziare ad approfondire gli aspetti sociali, culturali ed economici che hanno caratterizzato l’affermazione dell’autotrasporto in Italia.


Federico Paolini