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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Romagna tra fascismo e antifascismo 1919-1945. Il Forlivese- Cesenate e il Riminese

Patrizia Dogliani (a cura di)

Bologna, Clueb, 242 pp., euro 20,00 2006

Il volume collettaneo curato da Patrizia Dogliani analizza le vicende delle province di Forlì-Cesena e di Rimini, in linea con un orientamento storiografico affermatosi già da alcuni anni, che individua in questa dimensione l'ambito privilegiato per cogliere la strutturazione del regime fascista a livello locale. Diviso in due parti, il libro si apre con un saggio di Matteo Pasetti, che sfata la rappresentazione fatta dal regime della Romagna come culla del fascismo. Schiacciato dalla contrapposizione tra socialisti e repubblicani, acuitasi con la diverse scelta del 1915, il fascismo a Forlì e a Cesena resta a lungo debole, riuscendo ad affermarsi soltanto grazie alle squadre emiliane di Balbo e Arpinati. Stabilizzatosi il regime, Forlì è proiettata sullo scenario nazionale come luogo-culto della figura del duce. Ciò garantisce alla città e alla sua provincia ? come dimostra il saggio di Mario Proli ? un'attenzione del tutto particolare da parte del centro. La monumentalizzazione di Forlì e di altri centri-chiave della biografia mussoliniana, (Predappio su tutti), accompagna un'opera di «invenzione della tradizione» tesa a collegare Mussolini con le grandi personalità del passato legate alla Romagna, da Giulio Cesare a Pascoli. Tale situazione di privilegio svanisce nel corso del secondo conflitto mondiale, come documentato da Elena Cortesi che sottolinea il progressivo disincanto verso il regime della popolazione civile, sconvolta dai bombardamenti che si abbattono sulla provincia già nel 1942, preludio delle violenze più ampie che si verificano lungo la Linea Gotica. La seconda parte del volume è dedicata a Rimini e alla sua provincia, con un contributo di Maurizio Casadei e un altro di Lidia Maggioli e Antonio Mazzoni. Nel lungo saggio di Maurizio Casadei, dedicato alla parabola del fascismo, sono confermate la debolezza del fascio riminese nonché il ruolo decisivo giocato dalle autorità centrali per conquistare al regime la città. Il risanamento, nel 1924, del bilancio dell'amministrazione comunale al pari, nel 1931-32, del progetto di sviluppo turistico per la città sono dovuti all'interessamento diretto di Mussolini, mentre la debolezza della dirigenza fascista, lacerata dai propri contrasti interni, sembra garantire, anche qui come a Forlì e a Cesena, il predomino delle vecchie élite economiche e politiche. Ciò non significa che le sollecitazioni del regime non pervadano la società locale. Lo studio di Maggioli e Mazzoni sugli ebrei riminesi tra il 1938 e il 1944 dimostra la pronta ricezione delle strutture periferiche delle direttive razziste emanate della dittatura, svelandoci il lato oscuro della realtà provinciale, anche se non mancano episodi di salvataggio degli ebrei dai rastrellamenti tedeschi e fascisti nel periodo della RSI. Una breve appendice di Carlo De Maria chiude il volume, illustrando i fondi archivistici presenti sul territorio e i principali testi di riferimento per il periodo in questione e i temi analizzati.


Tommaso Baris