SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il fascismo degli italiani. Una storia sociale,

Patrizia Dogliani

Torino, Utet, X-371 pp., euro 23,00 2008

La storiografia sul fascismo italiano negli ultimi anni ha privilegiato, per quanto riguarda le interpretazioni generali, lo studio della politica, della cultura e dell’ideologia. La storia sociale è rimasta invece in secondo piano, circoscritta per lo più a una serie di studi spesso di ottima fattura ma di carattere monografico e specialistico. Il volume di Patrizia Dogliani (un lavoro collocato a metà strada tra la sintesi storiografica e l’alta divulgazione) è la prima storia sociale complessiva del ventennio. Molti sono i temi affrontati: la questione di genere, la famiglia, le politiche demografiche, il ruralismo, le correnti migratorie, i giovani, il tempo libero, la cultura di massa, l’informazione, l’idea di patria e nazione, la lingua, l’esperienza coloniale, il razzismo, il sessismo e l’antisemitismo; altre questioni, pure altrettanto rilevanti, come il ruolo dell’ideologia o l’impatto dei cambiamenti economici, sono invece tralasciate, per precisa scelta dell’a.Il libro ha il merito di interpretare i confini e gli ambiti della storia sociale in un’accezione larga e ricca. Non indulge infatti alle angustie interpretative ricorrenti in precedenti stagioni, fondate sul presupposto di un’irriducibile contrapposizione tra politica e società, con la seconda tendenzialmente estranea, se non in opposizione, alla prima. La trattazione di alcuni temi della storia sociale è infatti preceduta da un inquadramento, sintetico e storiograficamente aggiornato, delle principali vicende politiche del fascismo (la nascita, la presa del potere, la costruzione del regime, il funzionamento del Partito, il ruolo del duce, gli apparati repressivi) e chiusa da un capitolo dedicato a un rapido esame della politica estera, correttamente ritenuta non una storia separata, un elemento esterno nel funzionamento del regime e del suo rapporto con gli italiani ma, al contrario, un aspetto indissociabile, un decisivo punto di coagulo della sua costruzione politica e ideologica.La natura del volume conduce inevitabilmente l’a. a privilegiare la ricostruzione e l’analisi degli aspetti di volta in volta trattati, senza esplicitare conclusioni interpretative di carattere generale. Alcune chiavi di lettura emergono tuttavia con chiarezza tra le righe dell’analisi. Ne segnalo due, che appaiono particolarmente utili per leggere non solo le vicende della società italiana ma anche la natura del fascismo e gli esiti del suo progetto totalitario: in primo luogo, la pervasività e l’invadenza dello Stato fascista, composto di una crescente quantità di apparati, nuovi o ereditati, presenti in ogni settore di attività (quasi in ogni pagina del volume si incontrano enti, istituti, direzioni generali, opere, commissioni o ispettorati), a dimostrazione di quanto politica e società fossero compenetrate; in secondo luogo, la contraddizione tra programmi e realtà, che segnò quasi tutti gli ambiti di intervento del regime (si pensi alle politiche demografiche o al ruralismo) e che costituisce un’indispensabile chiave di lettura per comprendere i rapporti tra il fascismo e la «modernizzazione» e tra la storia del fascismo e la storia d’Italia.


Alessio Gagliardi