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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Giorgio La Pira e la Francia. Temi e percorsi di ricerca. Da Maritain a De Gaulle

Pier Luigi Ballini (a cura di)

Firenze, Giunti, pp. 274, euro 18,00 2005

Il centenario della nascita di Giorgio La Pira, caduto nel 2004, è stato occasione di un intenso ciclo di convegni dedicati alle varie dimensioni e attività di questo personaggio. Il volume curato da Pier Luigi Ballini ha inteso analizzare un aspetto peculiare dell'opera di La Pira e cioè il suo rapporto con la Francia. La scelta di questo tema riporta immediatamente il lettore a una stagione storica che seppur prossima a noi appare allo stesso tempo estremamente lontana. Quella in cui la Francia del dopoguerra giocava, o tentava di giocare, un ruolo centrale sullo scacchiere internazionale. La Pira intreccia con la Francia un rapporto nel quale entrano in gioco suggestioni autobiografiche profonde, come la lettura dei testi di M. Hauriou, G. Renard e J.T. Delos, che avranno una parte importante nella sua formazione giuridica. In La Pira resterà poi sempre forte una più generale suggestione per la storia costituzionale francese, quella cioè di un paese che aveva saputo, seppure attraverso cesure e conflitti drammatici, pervenire a un equilibrio tra una tradizione cristiana secolare e l'affermazione dei diritti fondamentali dell'uomo. Si danno poi casi in cui i ?maestri? diventano anche persone con le quali intrecciare dialoghi e rapporti. Come Jacques Maritain, che La Pira aveva conosciuto e ammirato attraverso le pagine di Tre riformatori e di Primato dello spirituale e col quale, come viene documentato da J.-D. Durand, entrerà in contatto diretto a partire dalla seconda metà degli anni Quaranta. Anche nei convegni internazionali per la pace e la civiltà cristiana La Pira ha modo di coinvolgere esponenti della cultura e della teologia d'Oltralpe, quali G. Marcel e J. Daniélou. Come viene evidenziato dal saggio di Ballini, il sindaco di Firenze esigeva dai convenuti in questa sede l'impegno a una riflessione che mirasse soprattutto a ricercare elementi di unità tra le nazioni e le città del mondo, e questo in una congiuntura storica in cui la polarizzazione mondiale non sembrava consentire possibilità terze rispetto all'adesione all'uno o all'altro blocco. L'individuazione di De Gaulle come proprio interlocutore ? analizzata da G. Quagliarello, A. Larcan, B. Bagnato, M.S. Rognoni e Ph. Oulmont ? rispondeva al desiderio di La Pira di distogliere l'Europa dalla logica delle contrapposizioni per farne il motore di un processo di pacificazione tra l'Occidente anglosassone e l'Oriente slavo. La Francia di De Gaulle sembrava prestarsi perfettamente a questo progetto: sia per la sua identità storica di paese cristiano, sia perché la sua estensione ?mediterranea?, dovuta alla presenza sul territorio africano, la poteva rendere particolarmente utile in un prossimo processo d'integrazione dei paesi che si affacciavano sul Mediterraneo. Ma De Gaulle era solo uno dei numerosi interlocutori del politico siciliano: e nemmeno tanto sensibile alle richieste e ai programmi di quest'ultimo se si scorre con attenzione l'ampio epistolario ora edito per la prima volta in appendice. Ma questa, in definitiva, è stata una nota ricorrente nella ricca vita di La Pira.


Enrico Galavotti