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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia economica d'Italia, vol. III: Industrie, mercati, istituzioni, t. 2: I vincoli e le opportunità

Pierluigi Ciocca, Gianni Toniolo (a cura di)

Roma-Bari, Laterza, pp. 635, euro 24,00 2003

Con la pubblicazione di questa seconda parte del terzo volume, la Storia economica d'Italia curata da Ciocca e Toniolo sfiora ormai le 2.500 pagine: uno sforzo notevole, con risultati spesso originali, qualche volta discutibili, mai banali, che attende ora la non facile sintesi finale dei due curatori, prevista nel quarto volume. Il presente tomo riserva almeno due grosse sorprese. Innanzitutto, per quanto sia preponderante in esso il contributo degli economisti rispetto a quello degli storici economici, è un volume più ricco dal punto di vista interpretativo che da quello analitico: vengono così in parte rovesciate le caratteristiche ? principalmente analitico-quantitative ? del tomo primo, dedicato alle strutture dell'economia, che pure era stato scritto in gran parte da storici. Il saggio di De Cecco, ad esempio, che declina il percorso dell'Italia postunitaria in termini essenzialmente di ascesa e declino del complesso militare-industriale e della politica di potenza del paese, non avrebbe sfigurato nel primo volume, pubblicato nel 1999, dedicato alle Interpretazioni. Considerazioni non molto differenti si possono fare per il saggio di Roccas, il cui titolo Le esportazioni dell'economia italiana è sicuramente riduttivo rispetto alla materia che contiene, per quello di Onado, dedicato alla costruzione del sistema finanziario, e per quello di Nardozzi sul ?miracolo economico?; appena più tecnico appare il saggio di Artoni e Biancini sul debito pubblico. Sembra emergere, nel complesso, un dato di fondo dell'intera esperienza italiana: ovvero una storia di successo, certo non trascurabile, tuttavia viziata dall'incapacità del paese di dispiegare appieno le sue potenzialità e i suoi animal spirits, a causa della ?difficoltà a disegnare le regole del gioco capitalistico e [del]la lentezza del ricambio della sua classe imprenditoriale? (p. 382). La seconda sorpresa è lo spazio lasciato dai curatori a fenomeni apparentemente ?esoterici' rispetto alla materia strettamente economica: così in un'accezione estensiva del concetto di fattori residui del modello di crescita si includono nell'analisi delle social capabilities, in grado di generarlo, componenti quali la politica (Fodor), il diritto (Carriera-Ciocca-Marcucci), l'ambiente (Musu), la cultura (Magnani), la lingua (De Mauro) e il linguaggio (Vedovelli), nei loro reciproci feedbacks con lo sviluppo economico del paese. Ad esempio il saggio di Fodor illustra le grandi scelte politiche del dopoguerra ? la democrazia, l'alleanza atlantica, l'apertura del mercato, il ruolo conferito alla Banca d'Italia ? mentre quello di Magnani ricostruisce magistralmente l'interazione delle diverse culture economiche del paese. Fedeli all'impostazione seguita nei volumi precedenti, i due curatori lasciano ampia libertà di scrittura agli autori, anche a scapito dell'omogeneità dell'opera, in cui saggi brevi e sintetici si alternano ad altri di dimensioni talvolta eccessive.


Pierangelo Toninelli