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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le frontiere dell'economia politica. Gli economisti stranieri in Italia: dai mercantilisti a Keynes

Piero Barucci (a cura di)

Firenze, Polistampa, pp. 461, euro 24,00 2003

Il volume, inserito in una collana dedicata agli ?Economisti italiani? (diretta dallo stesso curatore e da Pietro Roggi), indaga la recezione nazionale di numerosi protagonisti del pensiero economico straniero fra ?500 e ?900. Al tempo stesso esso si presta a essere letto come spaccato della storia del pensiero economico come si configura oggi nell'università italiana. I saggi del volume passano in rassegna (non esaustiva, ma legata a consolidati interessi scientifici dei contributori) l'influenza: della variegata congerie mercantilista (C. Perrotta e G. Forges Davanzati), della fisiocrazia (V. Becagli), della teoria classica (G. Gioli, S. Perri, P. Bini, M.E.L. Guidi e J.P. Potier), di Sismondi e Marx (A. Ricci, G. Becchio e R. Marchionatti), di List e della scuola storica tedesca dell'economia (S. Spalletti, V. Gioia), della ?scuola austriaca? (V. Gioia), del pensiero neoclassico (M. Gallegati, G. Pavanelli), del keynesismo (A. Magliulo). Alla predominanza di un metodo tradizionale di verifica della diffusione delle idee si affiancano approcci innovativi come quello di Vieri Becagli, che ricostruisce percorsi di circolazione dei saperi in base alle vicende editoriali delle opere. In grande sintesi, si ricava il quadro di un pensiero economico che, tempestivamente apertosi a Say, recepisce con chiarezza Smith e Ricardo solo negli ultimi decenni dell'800. Nei decenni a cavallo fra ?800 e ?900 si registra la fuoriuscita dal provincialismo dell'economia politica italiana e l'ingresso a pieno titolo nel dibattito internazionale. Conclude la raccolta un saggio su Keynes che anche in Italia si attesta come personaggio dall'alterna fortuna proprio in virtù dell'accentuata connotazione politica (e polemica) delle sue tesi, pronto a riemergere quando i grandi temi della politica economica lo richiedano. Di particolare interesse appaiono le notazioni introduttive del curatore. Barucci propone e delinea una storia delle dottrine economiche che non sia centrata sul protagonismo dei ?grandi' autori ma venga piuttosto a coincidere con una ?geografia del pensiero economico' tale da ricostruire, con filologica cura ma anche con forte sensibilità ai meccanismi minuti della sociologia del lavoro intellettuale, le effettive dinamiche di produzione dell'innovazione teorica e del suo talora tortuoso irradiamento (tenendo conto ad esempio dell'affermarsi di ?scuole' e del cristallizzarsi di ortodossie, dei rapporti fra accademia e politica, delle logiche delle riviste e del mercato editoriale).


Costanza D'Elia