SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La seconda guerra mondiale e la sua memoria

Piero Craveri, Gaetano Quagliariello (a cura di)

Soveria Mannelli, Rubbettino, 619 pp., euro 30,00 2006

Il libro raccoglie gli interventi presentati al convegno su La seconda guerra mondiale e la sua memoria svoltosi a Napoli nel settembre del 2004 nell'ambito di una ricerca Miur-Cofin. I venti saggi pubblicati nel volume e introdotti da una prefazione di Piero Craveri sono raggruppati in due sezioni ? La guerra: tra propaganda e memoria e L'utilizzo della memoria della seconda guerra mondiale ?, hanno come fuoco prevalente l'Italia e il caso italiano (fanno eccezione i due saggi sulla Russia di Gudkov e Dubin e uno sul caso francese di Quagliariello) e si propongono, come scrive lo stesso Craveri nella prefazione, di «fornire chiarimenti» e di approfondire «punti sensibili» di una storia che si presenta con le sue memorie «frantumate, tasselli di un non componibile mosaico» (p. 10). Il volume si accomoda a questa frantumazione presentando diverse esperienze e differenti punti di vista, attraverso l'uso di un variegato ventaglio di fonti, senza la pretesa «di dare una sistemazione complessiva al tema della memoria» (p. 10). Quella della memoria, e soprattutto della memoria della guerra, è stata negli ultimi anni una delle materie più battute dalla storiografia, italiana e non. Ma se gran parte della ricerca recente si è occupata di luoghi della memoria o delle memorie individuali ? dei civili che la guerra l'hanno subita ? o di quelle collettive, ancorché divise, delle comunità travolte dai massacri nazisti, delle città ferite dai bombardamenti alleati prima e tedeschi poi, le ricerche raccolte in questo collettaneo ci restituiscono altri tipi di memorie. Quelle di alcuni protagonisti (uomini politici come W. Churchill e militari internati o esuli antifascisti), di istituzioni (la Costituente), di partiti e aree politiche (i comunisti, l'azionismo, il partito liberale, i socialisti, la destra), memorie per certi aspetti «ufficiali» e collettive in alcuni casi veicolate attraverso immagini, riviste e mezzi di comunicazioni di massa (il cinema, la radio). E ancora, più che di memoria della guerra questi saggi ci parlano di «guerra della memoria» e degli effetti che questa guerra ha avuto nel modellare le istituzioni postbelliche, la dinamica politica, lo scontro tra culture politiche (quella cattolica, quella comunista, quella liberale), e si inscrivono in quel dibattito, che appassiona ormai dall'inizio degli anni '90 la storiografia novecentista italiana, sull'opportunità e la possibilità di costruire, o meno, una memoria condivisa della recente storia nazionale. È, quella ricostruita nei venti saggi di questo volume, una «guerra della memoria» che si svolge nel tempo breve che va dal 1943 alla metà degli anni '60 (con la sola eccezione del saggio di Dubin sulla Russia), ma, considerato che il fulcro delle ricerche è costituito dal caso italiano, questa scelta periodizzante si spiega bene. Compito del volume infatti, come con efficacia scrive Craveri, è quello di mostrare come «la vulgata corrente, tanto più nella sua versione di sinistra, che è quella che ha finito culturalmente per imporsi, centrata sul presupposto che la sua solidità [della Repubblica e della sua Costituzione] derivi dall'unità delle forze antifasciste [sia] intrinsecamente falsa» (p. 15).


Daniela Luigia Caglioti