SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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I maestri del Regime. Storia di un maestro nell’Italia fascista

Piero Fossati, presentazione di Antonio Gibelli

Milano, Unicopli, 353 pp., euro 20,00 2009

La ricerca di Fossati, maestro e poi docente di Storia e filosofia, già autore con M. Bacigalupi di Da plebe a popolo. L’educazione popolare nei libri di scuola dall’Unità d’Italia alla Repubblica (1986), prende avvio dal ritrovamento del fascicolo personale del maestro don Cesare Bottazzi (1891-1936). Nato a Pozzolo Formigaro sull’Appennino ligure, seminarista dal 1904, dalla fine del 1917 sotto le armi, don Bottazzi all’indomani della guerra consegue il diploma di maestro e dal 1920 prende servizio in un paese dell’Appennino dove, diventato segretario della sezione dell’Associazione nazionale combattenti, si impone sulla scena pubblica locale, suscitando il malumore delle autorità. Fascista convinto ma piuttosto anticonformista, frequentatore di osterie e accusato di libertinaggio, nel 1927 è indagato per atti di libidine verso le alunne e per aver intrattenuto una relazione con la maestra del luogo e quindi trasferito, nel 1929, nella scuola di una cittadina della Riviera ligure e l’anno seguente in quella di un quartiere operaio di Genova, dove rimarrà sino alla morte.Seguendo queste vicende, l’a. conduce il lettore attraverso il mondo della scuola all’indomani della riforma del 1923, della quale analizza la dimensione istituzionale e le pratiche che ne conseguono, ponendo sempre in primo piano gli attori di quello spazio sociale. Una scelta che consente di spingersi sino agli anni ’60 e di spaziare dall’Appennino ligure alla scuola di un quartiere operaio, con frequenti incursioni nella realtà ministeriale romana. Ne emerge l’intreccio tra scuola e politica in un lungo arco cronologico che mette in luce, fra l’altro, la continuità burocratica che caratterizzò anche l’ambiente scolastico, al punto che un direttore poteva fregiarsi della «sciarpa littoria» e del titolo di cavaliere della Repubblica.L’abilità con la quale l’a. tratteggia le fisionomie dei protagonisti - il direttore generale delle scuole della provincia, «una di quelle figure di educatori ottocenteschi totalmente dediti alla causa dell’istruzione popolare» (p. 153), il cui successore era invece un professore «espressione di quel ceto, inquieto e rampante, che nel disorientamento dell’immediato dopoguerra si sentiva chiamato, svaniti i destini di gloria, almeno ad impieghi di un certo prestigio, possibilmente legati all’esercizio di un qualche potere» e la cui «indubbia abilità manovriera lo aveva portato a indossare casacche di vario colore» (pp. 154-155) - evidenzia la rilevanza dell’approccio biografico nella storia delle istituzioni.Come osserva Antonio Gibelli nella presentazione, colpiscono «il gusto del racconto e l’uso sapiente di tecniche narrative» (p. 9) che, possiamo aggiungere, sono del tutto funzionali all’impianto metodologico scelto. Fossati si prende la libertà di scrivere un bellissimo libro di storia scevro di note e di bibliografia, sebbene le fonti consultate, che dichiara nell’introduzione, nella quale ripercorre la storia della lunghissima ricerca, siano moltissime, di diverse tipologie e disseminate in una miriade di archivi; altrettanto corposa è la letteratura storiografica. Molto di più, dunque, della «storia di un maestro», quale l’inusuale modestia del sottotitolo farebbe pensare.


Teresa Bertilotti