SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Dizionario dei fascismi. Personaggi, partiti, culture e istituzioni in Europa dalla Grande Guerra a oggi

Pierre Milza, Serge Bernstein, Nicola Tranfaglia e Brunello Mantelli

Milano, Bompiani, pp. XLV-814, euro 38,00 2002

Questo dizionario rappresenta la versione italiana di un'opera apparsa nel 1992 in Francia con il titolo Dictionaire historique des fascismes et du nazisme, ma appare, rispetto all'edizione francese, completamente rinnovato. Il taglio dell'opera è "dichiaratamente comparativistico" (p. XXX), e questo è insieme il suo limite e la sua forza. Consultando il Dizionario, infatti, il lettore non troverà lemmi specifici per la legge Acerbo o per la Gioventù Italiana del Littorio, oppure ancora, ad esempio, per il ?podestà?. E nemmeno saprà mai chi sono stati gli ultimi segretari del PNF, visto che non ci sono voci dedicate a Ettore Muti, Adelchi Serena, Aldo Vidussoni e Carlo Scorza. In compenso, però, avrà la possibilità di valutare appieno la portata rivoluzionaria della Ermächtigungsgesetz; capirà in che modo veniva applicato il Führerprinzip; e saprà esattamente che cos'era un Gauleiter. E, oltre a ciò, potrà scorrere i profili di personaggi come i fratelli Strasser, avversari di Hitler nel partito nazionalsocialista; o di Robert Ley, il fondatore del Fronte tedesco del lavoro; oppure ancora di Baldur von Schirach, il capo della Hitlerjugend. Nel complesso, le voci del dizionario danno un'informazione adeguata, sono accurate e sono aggiornate sul piano bibliografico. In questa sede, tuttavia, non si possono certo discutere i loro contenuti; si può, invece, accennare a un paio di questioni di carattere generale: il razzismo fascista e la comparazione fascismo-nazionalsocialismo. In relazione al primo punto, Nicola Tranfaglia scrive, nell'Introduzione all'opera, che "il razzismo del regime fascista italiano [era] latente in molte squadre dagli anni della presa del potere" (p. XVI) . Ma nell'ideologia del fascismo delle origini, che era antimarxista, antiliberale, antidemocratica, antimaterialista, antiindividualista e tendenzialmente anticapitalista, il razzismo non sembra trovare, in verità, molto spazio. La seconda questione è invece discussa da Mantelli. Mantelli scrive che in molte delle opere che in Italia hanno studiato il nazionalsocialismo e in "particolare in quelle di Renzo De Felice e della scuola che a lui faceva riferimento [?] il regime hitleriano e i crimini di cui esso si è macchiato, che quantitativamente sono senza dubbio superiori a quelli di cui si è resa responsabile l'Italia monarchico-fascista, hanno finito col rappresentare una sorta di implicito termine di paragone con i connessi e ovvi effetti attenuanti nei confronti del regime mussoliniano, dipinto come uno stato autoritario ben lontano dal totalitarismo realizzatosi nel Terzo Reich" (p. 165) . In realtà, sia Renzo De Felice, sia molti dei suoi allievi, sono pervenuti alla conclusione che il fascismo fosse un regime totalitario, non autoritario. E più esattamente rappresentasse la "via fascista al totalitarismo" o la "via italiana al totalitarismo", dal momento che non disponeva, almeno fino al 25 luglio del 1943, di un sistema concentrazionario né faceva ricorso sistematicamente al terrore.


Loreto Di Nucci