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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Civitas. Storia della cittadinanza in Europa, 3, La civiltà liberale

Pietro Costa

Roma-Bari, Laterza, pp. 662, euro 46,50 2001

Costa affronta in questo nuovo contributo le strategie discorsive europee sulla cittadinanza nella seconda metà dell'800. I materiali e le forze di gravitazione che sostanziano il concetto di cittadinanza sono note al lettore di quest'opera monumentale: da un lato, i testi che una lunga tradizione di pensiero ha sedimentato come rappresentativi di un'epoca e di una cultura; dall'altro una cittadinanza intesa come strategia discorsiva intesa a dar senso alle modalità con cui la cultura politica e giuridica europea è riuscita a tenere insieme i soggetti, i diritti, l'appartenenza. Costa non si limita inoltre a presentarci ?in presa diretta? le più importanti declinazioni di questo particolare concetto di cittadinanza, ma riorganizza le singole voci all'interno di alcune famiglie unitarie, che fungono da spartiacque all'interno della periodizzazione. Lo spazio più ampio è dedicato a quegli autori ascrivibili alla temperie culturale che dà il titolo al volume: la civiltà liberale. Oltre lo steccato delle rilevanti trasformazioni istituzionali e dei forti conflitti sociali che caratterizzano i cinquant'anni considerati, Costa individua all'interno del pensiero europeo alcune convinzioni condivise, variamente argomentate secondo stili intellettuali e anche matrici nazionali difformi, ma che comunque costituiscono un comune denominatore accettato dai più: la centralità del soggetto e della sua libertà, polo di legittimità dell'ordine politico anche nei paradigmi più stato-centrici; la fiducia nelle capacità inclusive e armonizzatrici delle grandezze collettive ? siano queste poi definite nazione, società e molto spesso Stato ?; infine, come risultato algebrico di queste due prime grandezze, una posizione quasi sempre decentrata dei diritti, resi una variabile dipendente dell'ordine. Il lettore del precedente volume si sarà accorto che il pensiero liberale è per questi temi tributario della prima metà del secolo: ma ciò che distingue questa stagione ? e consente di definirla tout court liberale ? è il rigore sistematico con cui gli stessi temi si traducono in precise proposte politico-giuridiche. Tracciare alcune tendenze egemoniche nel discorso europeo intorno alla cittadinanza non significa obliterare le proposte alternative. Costa ne rintraccia tre, con diversificate ricadute sulla sintassi complessiva. Vi è innanzi tutto il movimento emancipazionista femminile, che opera per la disintegrazione del soggetto; vi è poi la strategia socialista, eversiva dell'ordine esistente, ma anche l'unica che riesce ad incrementare le pretese del soggetto proprio perché li argomenta come ?diritti contro? ? e per inciso, le pagine dedicate al sostanziale sdoppiamento del socialismo europeo sono dal punto di vista teorico le più suggestive ?; vi è inoltre l'eclissi del soggetto ad opera del pensiero razzista e di quello nazionalista. È questa, a parere di Costa, la cesura più rilevante di questo periodo, perché eversiva dell'antropologia politica ereditata dall'illuminismo: ed è pure uno degli aspetti più originali di questo serrato sforzo ricostruttivo.


Francesca Sofia