SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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«A Firenze un concilio delle nazioni». Il primo Convegno per la Pace e la Civiltà Cristiana

Pietro Domenico Giovannoni

Firenze, Polistampa, 301 pp., Euro 16,00 2007

Primo volume di una sottoserie di «Studi e testi» della collana «I libri della Badia» promossa dalla Fondazione La Pira, il libro ricostruisce la genesi, la preparazione e lo svolgimento del primo Convegno per la pace e la civiltà cristiana organizzato da La Pira a Firenze nel giugno 1952. Avvalendosi della ricca documentazione conservata nell'archivio della Fondazione - «un vero e proprio ?archivio nell'archivio"» (p. 17), contenente i carteggi, i rapporti e le proposte relativi ai convegni tenuti annualmente dal 1952 al 1956 -, Giovannoni ricostruisce puntualmente il contesto, le difficoltà, le intenzioni, che informarono la preparazione e lo svolgimento di questa prima iniziativa lapiriana a carattere internazionale, sulla quale mancava ancora una ricerca specifica.È questa lacuna che l'a. intende dunque iniziare a colmare, a partire da una ricognizione delle fonti e da un'attenta lettura degli atti dei convegni di cui nel primo capitolo si ripercorre efficacemente l'itinerario. Progettati come l'occasione per una riflessione culturale sulla validità «politica» della civiltà cristiana e sul contributo che essa poteva dare alla costruzione della pace nella fase più rigida della guerra fredda, i cinque convegni del 1952-1956, così come il Convegno dei sindaci delle capitali del 1955 e i quattro Colloqui mediterranei, registrano infatti un'evoluzione di prospettive, di temi, di orizzonti, pur all'interno di un quadro che resta per molti versi invariato e in cui sono chiaramente riscontrabili elementi e categorie costanti nel tempo, come quelle di «crisi della civiltà», «civiltà cristiana», «regalità di Cristo». Merito del puntuale studio di Giovannoni - corredato da un'ampia appendice documentaria con le relazioni principali degli atti del convegno del 1952 e il carteggio inedito con vari ambasciatori, con il sostituto della Segreteria di Stato mons. Montini, con alcune personalità di spicco del mondo cattolico quali Jacques Maritain, Charles Journet e Vittorino Veronese - è dunque quello di iniziare a documentare con acribia le sfumature, le oscillazioni e le diverse accezioni con cui La Pira utilizza queste categorie, evidenziando la coesistenza del ricorso a espressioni tipiche del cattolicesimo intransigente con una sincera volontà di dialogo con la modernità secolarizzata nella sua versione laica e marxista, così come con le tradizioni religiose dell'emergente mondo arabo, africano e asiatico. In questo senso la ricostruzione della preparazione del primo convegno del 1952 - i rapporti con l'interlocutore vaticano, i canali attivati per la nomina dei rappresentanti delle nazioni, la scelta dei relatori - apre una pista di ricerca senz'altro molto feconda per approfondire sia l'evoluzione del pensiero politico lapiriano, delle sue continuità e discontinuità, delle sue incertezze e piccole variazioni, sia il crescendo di interesse che i convegni coagulano in molti ambienti diplomatici, in alcune élites culturali dei paesi arabi mediterranei e nel reseau di intellettuali e gruppi del cattolicesimo progressista francese legati alla prospettiva maritainiana di una nuova cristianità profana o all'esperienza della nouvelle théologie.


Silvia Scatena