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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Breve storia del pacifismo in Italia. Dal Settecento alla guerre del terzo millennio

Pietro Pàstena

Acireale, Bonanno Editore, pp. 199, euro 18,00 2005

Agile e in genere documentato (se si escludono alcune sviste di importanza non centrale), sufficientemente equilibrato nei giudizi, impreziosito anche dall'impiego di alcune fonti di prima mano, il volume di Pàstena non aggiunge moltissimo a quanto è noto, anche se appare lettura utile per chi cerchi una prima informazione. Particolarmente attento alle origini del movimento per la pace nel nostro paese tra fine Ottocento e primo Novecento, esso dedica molte pagine anche al periodo seguito alla seconda guerra mondiale, fino alla legge sull'obiezione di coscienza e ai movimenti libertari degli anni Settanta e Ottanta. L'autore non è uno studioso ma un insegnante che è stato ?obiettore di coscienza tra i primi a usufruire della legge sul servizio civile?, e il libro è scritto con l'obiettivo di mettere il lavoro della storiografia al servizio di un movimento pacifista che oggi continua ?a non conoscere una parte rilevante del proprio passato? (p. 7). Il volume ha dunque un'ottica, se non militante, assolutamente interna: descrive l'opera dei leader e delle organizzazioni pacifiste, ma raramente si chiede chi fossero gli aderenti ai movimenti, perché essi vi partecipassero, con quali aspettative e con quali conseguenze; tanto meno pone in relazione l'azione per la pace con le trasformazioni della guerra, della politica e dell'economia o lega la storia di questa alle vicende della politica e della società del mondo contemporaneo; nemmeno si interroga sulla specificità e il significato dei movimenti per la pace nella storia italiana, sul ruolo che essi hanno esercitato, sulle caratteristiche che li accomunano o li differenziano dalle parallele esperienze francesi, inglesi, americane o tedesche. Del resto, prescinde completamente proprio dalla ricerca storica internazionale. Comprensibile che esso sia dominato, nella parte ottocentesca, dalla sorpresa per i ?paradossi? del pacifismo italiano (p. 100) ? che sono tali solo se si guardano da un punto di vista moralistico e non nella loro origine storica ? e, nella seconda parte, da una non invadente ma ben chiara ricerca di ?ciò che è vivo e ciò che è morto? nelle vicende recenti del movimento. Pur attento alla storia delle parole (cfr. p. 24), Pàstena ricorre poi a una nozione assai generica di pacifismo che si estende da Garibaldi a Moneta, a Benedetto XV, a Capitini, a Pannella. Il discorso potrebbe quindi concludersi a questo punto, se non fosse che questa veloce sintesi rappresenta in modo assai eloquente l'evidente ritardo degli studi nel nostro paese su un tema come quello dei movimenti per la pace che è divenuto invece, negli ultimi anni, assai importante nella ricerca storica internazionale. Con poche eccezioni (Sarfatti, Vecchio, D'Angelo, Scarantino), infatti, quanto detto sul libro di Pàstena potrebbe ripetersi, e spesso con le stesse parole, per molta della produzione del nostro paese. A quando una riflessione sulle vicende dei movimenti italiani per la pace che parta da problemi e domande, da esigenze conoscitive di carattere veramente storico?


Renato Moro