SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Don Bosco

Pietro Stella

Bologna, il Mulino, pp. 147, euro 10,33 2001

?Don Bosco è un santo italiano ed il più italiano dei santi?: con queste parole C.M. De Vecchi celebrava il 2 aprile 1934 in Campidoglio la canonizzazione ? proclamata il giorno precedente da Pio XI ? del fondatore della Congregazione salesiana. Il tentativo del regime di presentare nel nuovo santo una testimonianza esemplare dell'identità della nazione che il fascismo aveva inverato, si scontrava peraltro con diverse letture. Papa Ratti notava che don Bosco aveva pienamente raggiunto l'obiettivo di educare ?il perfetto cittadino degno della patria terrena?, perché aveva impostato la sua attività pedagogica sul primato dei valori spirituali. Croce ricordava la sua tenace opposizione ad un Risorgimento che aveva sagomato lo stato unitario in conformità a principi giudicati anticristiani e aveva privato il pontefice dell'indipendenza politica. Giovanni Agnelli sottolineava il suo impegno nel formare attraverso le scuole salesiane quei quadri operai che erano indispensabili alla crescita dell'industria automobilistica nazionale. Dal canto loro i salesiani, se non mancarono di trarre concreti profitti dalla rappresentazione fascista del fondatore, ne smussarono gli aspetti politicamente più marcati, considerandola controproducente alla loro espansione internazionale: don Bosco era esaltato come ?maestro e guida della gioventù?, anziché come ?santo italiano?. Il volumetto con cui Stella affronta la questione dell'italianità di un personaggio di grande rilievo nella vicenda della società e della chiesa dell'Ottocento ha un indubbio merito: mostra lo scarto tra le interpretazioni, legate alle intenzionalità storicamente determinate di quanti celebrarono la santità e l'effettiva realtà di don Bosco, almeno così come le fonti consentono di ricostruirla. In un denso capitolo lo storico salesiano illustra, con felici esempi, i complessi problemi critici e filologici connessi ad una corretta utilizzazione di tale documentazione: alcuni testi mostrano infatti significative revisioni redazionali rispetto alla stesura originaria ed altri palesano una successiva riscrittura agiografica. Non rinuncia tuttavia a proporre, con la provvisorietà legata ad ogni seria indagine storiografica, una risposta alla domanda che percorre il libro. Programmaticamente obbediente alle autorità costituite ? sia ecclesiastiche che civili ? don Bosco giudicò l'unificazione nazionale secondo l'ottica negativa dell'intransigentismo cattolico, ma al contempo offrì alla borghesia italiana una proposta che veniva incontro ad una esigenza fortemente da essa sentita: istruire i figli dei ceti popolari, in particolare i più poveri, in modo da allontanarli dai miraggi della rivolta sociale e da renderli utili allo sviluppo economico del paese. Che poi la sua proposta educativa ? ben sintetizzata fin dai titoli di due capitoli Educare con la prevenzione, Guadagnare i cuori ? mostrasse una validità universale, nulla toglie al profondo coinvolgimento nella dinamica della costruzione nazionale di un ?santo italiano?, che profetizzò la restaurazione del potere temporale del papa ad opera dell'imperatore d'Austria.


Daniele Menozzi