SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Quando le lavoratrici si ripresero la cultura. Femminismo sindacale e corsi 150 ore delle donne a Reggio Emilia

Anna Frisone

Bologna, Editrice Socialmente, 198 pp., € 14,00 2014

La parabola del femminismo sindacale era già stata accuratamente indagata da Anna Frisone in un volume precedente (Giovanna Cereseto, Anna Frisone, Laura Varlese, Non è un gioco da ragazze. Femminismo e sindacato: i Coordinamenti donne FLM, Ediesse, 2009). Da quel volume prende le mosse questa ricerca che approfondisce il caso di Reggio Emilia e particolarmente l’esperienza dei corsi 150 ore. Introdotti nel rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici del 1973, i corsi prevedono 150 ore (retribuite) in un triennio, «per il diritto allo studio» di lavoratori e lavoratrici. È un tema che interseca tre questioni cruciali: quella della scuola, «perché l’assoluta novità rappresentata dai corsi delle 150 ore costituisce un elemento dirompente sul piano didattico» (p. 54), quella del lavoro e quella della differenza di genere. Le origini della vicenda dei corsi delle donne sono da collocare tra il 1975 e il 1976 quando la questione femminile esplode nella Federazione lavoratori metalmeccanici (Flm), che sino a quel momento ha riservato all’«altra metà della fabbrica» riferimenti sporadici. Nel marzo del 1977 nasce il Coordinamento nazionale delegate e lavoratrici Flm destinato a mettere in discussione modi e tempi di organizzazione del lavoro di fabbrica ostinatamente agganciato a esigenze e pratiche di vita maschile. Le lavoratrici, utilizzando spazi sindacali, provano a rielaborare teorie e prassi consolidate, partendo dal presupposto che la contraddizione di classe non è più in grado di spiegare le molte asimmetrie dei generi. La peculiare esperienza dei corsi nel reggiano è ricostruita qui in virtù della documentazione conservata presso gli archivi sindacali delle Camere del lavoro di Bologna e Reggio Emilia. Tuttavia, nota l’a., è significativo che soltanto una «minima parte dei documenti relativi all’iniziativa femminile per i corsi 150 ore» (p. 14) sia rintracciabile all’interno dei fondi sindacali, mentre la maggior parte del materiale si trova invece in altri archivi: a Bologna presso il Centro di documentazione delle donne e a Genova presso il Centro ligure di storia sociale. Il primo corso separatista delle 150 ore in provincia di Reggio Emilia viene organizzato dal Coordinamento donne tra l’aprile e il maggio 1977. Al corso prendono parte 26 lavoratrici, alcune insegnanti e studentesse dell’istituto ospitante oltre a 4 sindacaliste (p. 140). Le «150 ore delle donne » sono un’occasione per «riprendersi la cultura» ovvero interrogarsi sul rapporto delle donne con il lavoro, sulla salute, sulla storicità della famiglia, sulla costruzione dei generi (p. 139). Un’occasione di partecipazione scarsamente studiata – e ancor meno problematizzata – che ha pochi eguali, in cui le elaborazioni del femminismo sindacale cercano una contaminazione tra il mondo dei saperi, la fabbrica e il mondo del lavoro più in generale. Un tentativo di formulare un’idea nuova e condivisa – perciò non semplice e fonte di contrasti all’interno del sindacato stesso – del rapporto tra sfera pubblica e privata, produzione e «riproduzione».


Alessandra Gissi