SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Las elites en Italia y en España (1850-1922),

Rafael Zurita, Renato Camurri (a cura di)

València, Puv, 261 pp., euro 16,64 2008

Frutto del colloquio internazionale di Verona del marzo 2006, del quale raccoglie una quindicina di relazioni, il libro prosegue l’efficace lavoro di mediazione e confronto tra storiografie avviato con un precedente volume dei medesimi curatori (Elecciones y cultura politica en Espana e Italia: 1890-1923, València 2003). Il rovesciamento degli stereotipi di una storia politica polarizzata sull’attribuzione di un valore normativo ai modelli britannico e francese, che rendeva Spagna e Italia due contro-esempi, col corollario dell’interminabile dibattito sulle «insufficienze» delle rispettive borghesie, è ormai acquisito da tempo. In quasi tutti i contributi si insiste molto sul rinnovamento e sulla «sprovincializzazione» che hanno consentito di liberarsi da generalizzazioni prive di base empirica e dai complessi eccezionalisti delle rispettive storiografie. La coazione a battere sullo stesso tasto appesantisce l’incipit di alcune relazioni, ma di fatto la fecondità di un approccio comparato ai due sistemi politici «mediterranei» deriva in buona misura da tali presupposti di metodo.Spagna e Italia furono d’altronde il terreno più fertile della teoria delle élites, un termine che in spagnolo fu traslato nella formula di Joaquín Costa: Oligarquía y caciquismo. Da parte spagnola c’è dunque voluta una forte dose di revisionismo nell’aprire nuovi e imponenti cantieri di ricerca prosopografica (tanto in direzione delle élites agrarie quanto di un dizionario biografico dei parlamentari), senza più limitarsi a liquidare i protagonisti della fase della monarchia costituzionale post Restaurazione (1875-1923) come sbiadite comparse, in tutto subalterne agli interessi economici di un blocco di potere oligarchico uniforme e monolitico. Lo sforzo di censire e contestualizzare le pratiche clientelari e le manipolazioni elettorali dei notabili locali risponde anche alla suggestione di una «storia culturale del potere» (P. Carasa, L. Musella), votata alla microanalisi delle auto-rappresentazioni, all’interpretazione dei vincoli psicologici e «morali» del clientelismo e all’individuazione dei suoi codici di legittimazione e prestigio.Naturalmente il lettore italiano è spinto ad utilizzare il volume come strumento di aggiornamento sulla letteratura accademica sul cacicchismo. Ma troverà pari ragione d’interesse verso gli interventi di parte italiana. Si veda ad esempio la limpida sintesi di Cammarano sui tratti comuni tra progetto pedagogico-giacobino della Destra storica, trasformismo, crispismo e crisi di fine secolo, lungo un continuum che vede la classe politica liberale svolgere un ruolo di supplenza di istituzioni poco legittimate. Oppure le riflessioni di Pombeni sulla auctoritas del notabile, basata sulla dialettica tra posizioni di autorità nella sfera sociale e legittimazione del comando politico, e su un modello in cui la «politica come religione» non è affatto fuori casa in pieno ’800. In conclusione, sia pure nella sua frammentarietà questa raccolta di saggi dà conto di come il tema della storia delle élites, inizialmente propostosi come evasione nella storia sociale, si sia trasformato in una storia politica «nuova».


Luciano Granozzi