SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Messina dopo il terremoto del 1908. La ricostruzione dal piano Borzì agli interventi fascisti

Raimondo Mercadante

Palermo, Edizioni Caracol, 303 pp., euro 22,00 2009

L’a. riversa nel volume dedicato alla ricostruzione di Messina dopo il sisma del 1908 i risultati della sua tesi di dottorato in Storia dell’arte. Werner Szambien nella premessa mette in rilievo come Messina negli anni ’20 e ’30 divenga luogo privilegiato dove applicare e rendere visibile quell’architettura «dal doppio volto di Giano bifronte, a metà tra Modernismo e Classicismo» (p. 7), peraltro coniugata con la ricerca di una tecnologia antisismica, che potesse rappresentare solido riferimento per la normativa edilizia. Mercadante persegue l’obiettivo di individuare clima e strumenti culturali alla base del Piano messinese anzitutto attraverso la ricostruzione della figura del suo principale estensore, l’ingegnere capo dell’Ufficio tecnico del Comune, Luigi Borzì, cui dedica i primi tre capitoli del lavoro, oltre una parte degli allegati. Nella seconda parte del volume l’a. ripercorre modifiche e attuazione del Piano sino alla vigilia della seconda guerra mondiale: nel cap. IV esamina le proposte più significative presentate per la ricostruzione della città; nel cap. V segue la realizzazione del Piano prima sotto la direzione dell’Unione edilizia messinese, divenuta in seguito Unione edilizia nazionale, e poi del fascismo che si premurava già nel 1922 di ricondurre sotto la direzione del Ministero dei Lavori Pubblici tutte le competenze in fatto di opere pubbliche; nel cap. VI ripercorre il fervido clima di sperimentazione che connotò Messina negli anni della ricostruzione. Il volume si chiude con corpose schede sui principali edifici pubblici e sugli insediamenti, di una certa pretesa artistica, dedicati a impiegati e piccola borghesia. Tesi interpretativa sottesa al lavoro è lo snaturamento del Piano razionalista del Borzì a seguito della sconfitta della massoneria, presentata, sopravvalutandone il ruolo, come anima dell’iniziale progetto, e il prevalere degli accademici della scuola romana che avevano finito con l’imporre un monumentalismo di regime. Di fatto emerge come si sviluppasse ad inizio ’900 tra gli architetti una ricerca stilistica tesa a interpretare gli umori dei tempi, ancor prima dell’affermarsi dell’architettura di regime, in cui molti si riconosceranno. Il volume si presenta come un valido contributo alla riflessione sulla ricostruzione di Messina e più in generale sulla ricerca di un nuovo linguaggio stilistico, per l’ampio respiro internazionale in cui l’a. inserisce vicende e protagonisti. Poco convincenti appaiono altresì i risultati sul Borzì di cui formazione e saperi vengono dati troppo spesso per presunti. Mancano informazioni su quale ruolo avesse egli rivestito negli uffici comunali prima del 1908, il suo contributo ai restauri dopo i sismi del 1894 e del 1905 e alla costruzione dell’acquedotto comunale nel 1905. Infine appare impropria l’attribuzione al Borzì della soluzione ad isolati come elemento originale di composizione urbana, di fatto nessuna modifica fu fatta alla zona di «nuova espansione», realizzata appunto a piccole isole regolari, a seguito del primo piano regolatore cittadino (Spadaro 1869).


Luciana Caminiti