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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Italia all'ONU. 1993-1999. Gli anni con Paolo Fulci: quando la diplomazia fa gioco di squadra

Ranieri Tallarigo (a cura di)

Soveria Mannelli, Rubbettino, 210 pp., Euro 19,00 2007

Il volume ricostruisce l'azione diplomatica spiegata negli anni '90 dall'ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, Paolo Fulci, per contrastare la proposta di riforma del Consiglio di Sicurezza che prevedeva il riconoscimento dello status di membro permanente a Germania e Giappone. L'eventuale successo di tale operazione avrebbe significato una emarginazione dell'Italia e di altri paesi medi, confinati nel grande calderone dei membri presenti a rotazione nel Consiglio, con un peso a quel punto ancora meno rilevante e a causa dall'ampliamento della platea dei membri permanenti.Il libro ricostruisce, attraverso le testimonianze dei più importanti membri dello staff diplomatico a New York, le strategie messe in atto, le astuzie diplomatiche, e descrive con efficacia il mondo variopinto della comunità internazionale riunita nel Palazzo di vetro. Una delle conclusioni cui giungono gli aa. è che il nostro paese, media potenza con debole capacità di iniziativa in politica estera, riesce ad incidere sulla scena internazionale in maniera almeno proporzionata alle proprie ambizioni, solo quando si verifica un coordinamento ed una unità di intenti tra i vari attori politici ed istituzionali coinvolti, sia a New York che a Roma, evento abbastanza raro nella storia degli ultimi decenni. Dimostrazione di un soft power di un certo livello, certamente superiore a quello di più blasonate nazioni, ma che il nostro paese fa fatica a sfruttare in maniera adeguata.Va ricordato che questa battaglia ben condotta si è svolta lontano dall'attenzione dell'opinione pubblica e del mondo politico (per fortuna?) ed ha impegnato soprattutto ambasciatori e funzionari del Ministero degli Affari esteri, lasciati abbastanza liberi di giocare la loro partita.Su questa vicenda era uscito un altro libro tre anni fa (P. Mastrolilli, Lo specchio del mondo. Le ragioni della crisi dell'ONU, Roma-Bari, Laterza 2005) ed è difficile sottrarsi all'impressione di una sorta di compiacimento della pubblicistica per un episodio che ha visto il nostro paese mettere in scacco diplomazie e sistemi politici ben più potenti e agguerriti. Resta da considerare che si è trattato di una operazione di interdizione, volta a non mutare le cose, compito relativamente facile come ben sa chi si occupa di organizzazioni internazionali. Alla fine questo genere di operazione editoriale rischia paradossalmente di mettere in ombra, agli occhi dello storico, quella parte propositiva che il nostro paese, sempre ad opera dei medesimi attori, ha svolto negli ultimi anni in sede di Nazioni Unite, e che meriterebbe almeno altrettanta attenzione.


Alessandro Polsi