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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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The Battle of Adwa. African Victory in the Age of Empire

Raymond Jonas

Cambridge Mass.-London, The Belknap Press of Harvard University Press, X-413 pp. 2011

La battaglia di Adua, città alla quale gli italiani non arrivarono mai, fu rilevante nell'ottica dell'anticolonialismo moderno perché, assieme alla vittoria giapponese del 1905 nella guerra russo-giapponese, è considerata alle origini della fine del dominio europeo in Africa e in Asia. Dal punto di vista militare la vittoria etiopica ha dimostrato che il numero e la conoscenza del terreno possono battere la qualità e che la tecnologia moderna non è una garanzia di vittoria.Raymond Jonas, della Washington University, studioso della cultura francese, in questo volume passa invece a studiare la storia militare, quella italiana, etiopica e in generale del colonialismo. L'approccio non è né da war and society studiesné da combathistory: è piuttosto una storia politica o culturale, com'è evidente nel sottotitolo (Adua importante come resistenza africana all'imperialismo mondiale) o nelle conclusioni (Adua evento dall'impatto transnazionale e globale, anticipazione della realtà postcoloniale). Il volume è diviso in tre parti equivalenti in pagine: la prima sugli antefatti dello scontro (con l'ambizione di scrivere una storia dell'Italia, dell'Etiopia e del primo quindicennio di presenza italiana in Eritrea), una seconda sulla battaglia, una terza sul suo impatto mediatico e sulle sue conseguenze politico-culturali. Anche da questo emerge che la storia militare è solo un terzo, e anche meno, degli interessi dell'a. Ma più che una ricerca di storia, nonostante le quasi duemila note a pie' di pagina per cinquanta pagine, il volume pare mirare al romanzo storico, in cui i personaggi e le loro psicologie hanno un'importanza maggiore delle «forze profonde» della storia economica, politica, diplomatica e militare: componenti invece essenziali della storia dell'espansione europea. Adua è poi vista come un episodio in sé e non inserito nella storia militare dell'espansione coloniale: né David Kiernan né David Killingray né Douglas Porch sono citati o seriamente presi in esame (né, sembra, Charles Edward Callwell). Siamo insomma più nel solco di Thomas Pakenham che in quello che va da John A. Hobson a Frederick Cooper.Un po' enfaticamente presentato come «il primo studio comprensivo» sul tema, è singolare invece che il suo autore non si confronti con la principale storiografia già disponibile sul tema. Fra gli storici italiani, Giorgio Rochat non è mai citato, ad Angelo Del Boca si fa riferimento per un articolo di forse dieci pagine e non per i suoi sei volumi sulla storia coloniale italiana, e così avviene anche per altri autori che pure si sono occupati di Adua. L'impressione è insomma che l'a. voglia apparire il primo ad affermare qualcosa che in realtà è già ben presente nella storiografia, italiana e internazionale. Di tutto questo, in fondo, non è colpa di un a. che vuole riassumere una vicenda in buona parte nota e raccontarla in forma quasi di romanzo con un linguaggio nuovo ed attuale: in questa prospettiva anzi egli fornisce un testo ben leggibile. La colpa finisce per essere degli studiosi che scrivono in lingue diverse dall'inglese.


Nicola Labanca

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