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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Eugenio Balzan. 1874-1953. Una vita per il ?Corriere?, un progetto per l'umanità

Renata Broggini

Milano, Rizzoli, pp. 475, euro 18,59 2001

Il pregio, e il limite principale, del libro è la minuzia della ricerca d'archivio. A leggere semplicemente la lista delle abbreviazioni se ne ricava l'idea di un lavoro di scavo ampio e accurato. E insieme l'immagine di uno storico che affida alla raccolta e alla collazione dei documenti quello che non osa affidare alla sua immaginazione e al suo acume interpretativo. Si produce così una massa documentaria tanto ricca quanto spesso superflua. Il risultato è il procedere incespicante della narrazione, di continuo interrotta per fare posto a citazioni lunghe ed alla contestualizzazione non sempre chiarissima. Quasi che l'autrice non riesca a fare un passo senza l'ausilio di questa sorta di apparato ortopedico che sostiene e al tempo stesso inceppa il racconto. Come se la rigidità, un po' paludata, dell'uomo trovasse nella forma del testo il suo corrispettivo stilistico. Nuoce probabilmente al libro, e alla sua autrice, il carattere ufficiale della biografia, scritta per conto della Fondazione internazionale che porta il nome di Balzan, ne amministra il cospicuo patrimonio, e a cui è legata innanzitutto la memoria del suo nome. Una tradizione preponderante, tale da ridurre in ombra il ruolo importantissimo che Balzan ebbe come organizzatore e amministratore del ?Corriere della Sera? in anni cruciali per la storia italiana, al passaggio tra età liberale e fascismo. Sono gli anni dell'ascesa del quotidiano milanese e Balzan ne è uno dei protagonisti principali. Assunto al ?Corriere? nel 1897, la sua carriera si svolge a stretto contatto con Luigi Albertini di cui si incarica di tradurre in una efficace gestione amministrativa il progetto politico-giornalistico. Balzan, che fa le sue prime esperienze da giornalista di cronaca e poi come inviato, assume un ruolo via via preponderante nel governo effettivo di quella complessa macchina che è diventata il giornale-quotidiano tra '800 e '900. I destini di Albertini e Balzan si dividono nel 1925. Luigi e suo fratello Alberto vengono estromessi dalla proprietà del giornale e dalla sua direzione. Balzan resta al suo posto, in un rapporto ambiguo con il fascismo (di compromesso, lo definisce giustamente l'a.utrice.) che è tipico dei modi della costruzione della sfera pubblica a cavallo degli anni '20. In particolare la ricerca di Broggini conferma il ruolo svolto da Arnaldo Mussolini e da Augusto Turati nella gestione politica del rapporto tra la stampa milanese e il regime. Un ruolo duplice, verso il fascismo e verso le testate giornalistiche, cui assicurano tra l'altro la necessaria copertura politica di fronte agli attacchi espliciti e alle mormorazioni che fanno gran parte della costruzione dellpubblica fascista. Un ruolo che si interrompe all'inizio degli anni '30, con l'allontanamento di Turati dalla direzione del partito, e la morte di Arnaldo Mussolini. L'uscita di scena dei due gerarchi rilancia i progetti per estromettere Balzan, accusato di continuare la fronda albertiniana, di essere legato agli ambienti dell'alta finanza, di proteggere antifascisti. Il nuovo segretario del Pnf, Starace, gli è esplicitamente ostile. È in questo contesto che matura la decisione di lasciare il ?Corriere?, Milano e l'Italia. L'11 maggio 1933, Balzan parte per la Svizzera. Per cure mediche si dice. Rientrerà in Italia solo nel 1946.


Adolfo Scotto di Luzio