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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia politica della Francia repubblicana (1871-2011)

Riccardo Brizzi, Michele Marchi

Milano-Firenze, Mondadori-Le Monnier, 402 pp., Euro 27,00 2011

Nella veneranda collana «Quaderni di storia» creata da Giovanni Spadolini e da qualche anno diretta da Fulvio Cammarano, vede ora la luce un'opera che forse il fondatore della collana avrebbe apprezzato. Non solo per il tema francese e di storia politica, esplicitamente presente nel titolo. Ma anche e soprattutto per la valenza che gli aa., già cimentatisi assieme in una sintetica ed efficace biografia di Charles de Gaulle, forniscono alla storia dell'idea e dell'istituzione repubblicana per comprendere la storia del paese transalpino. Da qui la scelta di cominciare il volume dal 1871, cioè con la nascita non ancora formale ma di fatto sostanziale della Terza Repubblica, e non dal '900, come è invece ormai invalso nelle storie generali. Ed è una buona scelta, perché il passaggio di secolo, pure in Francia scandito dalla svolta del governo di René Waldeck-Rousseau, da una prospettiva di storia politica come quella scelta degli aa. direbbe poco o nulla. Il volume quindi si dipana nel racconto dei mutamenti delle forze politiche e dei leader, delle istituzioni e dei movimenti, secondo una prospettiva di storia politica allargata, in cui il dato politico-istituzionale è inserito nel cerchio più largo delle reti sociali, di quelle economiche e di quelle culturali. Non sempre scontate sono le partizioni che secondo gli aa. ritmano soprattutto la prima metà del '900: interessante, anche se da discutere, la scansione che ad esempio gli aa. intravedono non tanto nella Grande guerra quanto nella crisi economica del '29 che porta il paese, ma prima ancora il suo sistema politico, verso «il baratro», come recita il terzo capitolo. Più tradizionali invece le divisioni della seconda metà del '900, dove, dopo la Quarta Repubblica, gli aa. scelgono di scandire i vari momenti secondo la presenza dell'inquilino all'Eliseo, come invalso nella storiografia politica classica francese. Anche qui, si può discutere la scelta di dedicare un intero capitolo alla presidenza interrotta di Pompidou, mentre è giustamente enfatizzata l'importanza del suo successore, Valéry Giscard d'Estaing, fino a parlare addirittura di «alternanza» e in qualche misura di uscita dalla Repubblica gollista. Quella rappresentata da Mitterrand è altrettanto giustamente definita una «cesura»: anche se, quando si potrà leggere questa scheda, si saprà se quella incarnata dal primo presidente socialista della Quinta Repubblica sia stata una parentesi (per quanto di due settennati), oppure se dopo diciassette anni la sinistra sarà tornata all'Eliseo. Certo, al di là di questa conferma (o smentita) la lettura delle ultime pagine del volume rafforza l'opinione che non solo il sistema della Cinquième, pur nella sua profonda evoluzione, ma proprio tutta l'intelaiatura del «patto repubblicano», come nato nel 1871, siano sottoposti negli ultimi decenni a un drammatico sfrangersi. Anche per questo la lettura del volume, corredato da un'appendice che riporta i nomi dei capi di Stato e dei presidenti del consiglio dal 1871, fornisce stimoli allo specialista senza perdere la caratteristica di utilissimo viatico alla storia contemporanea della Francia.


Marco Gervasoni