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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Nazione cattolica e stato laico. Il conflitto politico religioso in Messico dall'Indipendenza alla rivoluzione (1821-1914)

Riccardo Cannelli

Milano, Guerini e Associati, pp. 267, euro 22,50 2002

La ?questione cattolica? è la più complessa dell'Ottocento messicano, e ancora non si può dire ricostruita in forma soddisfacente. Un'eccezione è questo libro, il cui autore è ricercatore all'Università di Bari. Le sue fonti principali provengono dagli archivi vaticani e solo in parte dai messicani. Si tratta di una scelta consapevole, e dettata dalla necessità di ricostruire per la prima volta ?dall'interno? i termini di un conflitto tra Stato e Chiesa ben diverso da quelli cui si è soliti fare riferimento. Dei cinque capitoli, il primo introduce sommariamente al periodo successivo all'indipendenza, i tre centrali riguardano l'epoca di Porfirio Diaz (1875-1891) ? quando Roma, e non la Chiesa locale, tentò senza successo di arrivare a una coesistenza con lo stato liberale meno precaria di quella garantita informalmente dal vecchio caudillo ?, e l'ultimo ricostruisce, sempre con documenti vaticani, il fallito tentativo di creare un partito cattolico poco prima della Rivoluzione, un evento i cui esiti peggioreranno ulteriormente la situazione della Chiesa fino quasi alla fine del secolo. Il libro ha il merito di dare conto con equilibrio della posta in gioco: da una parte un liberalismo ?giacobino? che cercò con tutti i mezzi di essere nazione, e dall'altra un papato che perseguì con pari forza la ?romanizzazione? delle chiese latinoamericane. In Messico il cattolicesimo si era radicato profondamente durante la colonia, ma la Chiesa non fu mai romana per il privilegio di Patronato della Corona spagnola. In un certo senso la società era estranea alla Nazione come a Roma, e questo aspetto emerge abbastanza bene dal libro, anche al di là della intenzioni dell'autore, che forse si attiene a un'ottica un po' troppo istituzionale e diplomatica con il risultato di attenuare sensibilmente una questione già segnalata a fine Settecento da vescovi e osservatori: l'arretratezza culturale e spirituale della stragrande maggioranza del clero messicano. A fine Ottocento in Vaticano circolava lo stesso giudizio, certo riportato puntualmente dal libro, ma resta ancora da valutare quanto questa circostanza abbia pesato sul complesso della vicenda. Perché né la nazione liberale né la Roma di Leone XIII trovarono nel clero locale un interlocutore o un alleato affidabili. Se così è, la questione non può essere solo pensata nei termini classici Chiesa-Stato, così tipici di un settecento riformatore che in Messico (e in America Latina) fu ben altra cosa. La questione cattolica riguarda anche, se non in primo luogo, la natura del cattolicesimo messicano: una religiosità da sempre extra e anti istituzionale, definita da alcuni studiosi ?barocca?, ma ancora non abbastanza indagata nelle sue derive di lungo periodo. Ci si può chiedere, tra le tante riflessioni suggerite da questo libro, se questa faccia profonda del Messico cattolico non abbia avuto alla fine un costo per i due contendenti, come mostra per esempio la vicenda della rivolta cristera degli anni Venti del XX sec., che la diplomazia vaticana alla fine lasciò a sé stessa pur di tentare un impossibile dialogo (ancora una volta) con i governi postrivoluzionari.


Antonio Annino