SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Riti di Guerra. Religione e politica nell’Europa della Grande Guerra

Sante Lesti

Bologna, il Mulino, 260 pp., € 24,00 2015

In anni recenti, lo studio delle liturgie e delle religioni politiche ha conosciuto un grande sviluppo. Molto meno è stato fatto sul versante dell’analisi del valore politico e nazionale delle pratiche religiose. Questo volume contribuisce a colmare questa lacuna, attraverso lo studio del culto e delle cerimonie di consacrazione al «sacro cuore» di Gesù durante la prima guerra mondiale. Come giustamente sottolinea l’a., è necessario evitare il fraintendimento di considerare come meramente strumentale la credenza di importanti settori del clero italiano e francese (basti citare il cardinale di Parigi Amette e padre Ago- stino Gemelli), ma anche di una parte significativa del laicato, che la salvezza della patria potesse davvero risiedere nella potenza del sacro cuore, e nel carattere anche «magico» delle cerimonie di consacrazione. Sebbene il primo capitolo includa anche le pratiche di consacrazione nella Germa- nia di Guglielmo II e da parte della famiglia imperiale asburgica, l’analisi comparativa si snoda principalmente tra Italia e Francia. Lo studio delle cerimonie di consacrazione e del relativo dibattito, tanto teologico quanto organizzativo, consente di ricostruire le logiche, le aspirazioni ma anche il radica- mento popolare del culto del sacro cuore. Il rapporto complesso tra religione e politica è particolarmente evidente e stridente nel caso del «laicismo di Stato» della Terza Repub- blica. Sebbene manchi sempre un avallo ufficiale da parte delle massime autorità statali, tanto italiane quanto francesi, la presenza di importanti figure politiche e alti ufficiali alle cerimonie testimonia la permanenza di forti sentimenti religiosi anche nelle élite e la consapevolezza diffusa della loro utilità in funzione di mobilitazione delle truppe. Ma a emergere è anche il patriottismo orgoglioso di una parte rilevante dell’intransigentismo cattolico che, in alcuni casi, sfocia anche in un’aspirazione egemonica a guidare la vita nazionale. L’ampia mole di documentazione, che spazia dai documenti di archivi privati o ec- clesiastici fino alla letteratura e pubblicistica religiosa, contribuisce a rendere l’indagine molto solida e dettagliata. Di particolare interesse il quinto capitolo, in cui attraverso lo studio di bandiere e insegne con l’emblema del sacro cuore, l’a. ricostruisce come la teolo- gia si faccia concretamente politica, mettendo in risalto la molteplicità di interpretazioni, aspettative e «riusi» veicolati al culto del cuore di Gesù. Sebbene l’a. affermi di seguire le prospettive dell’histoire croisée, così come messa a punto da Michael Werner e Bénédicte Zimmermann, la scelta metodologica emerge con chiarezza solo brevemente in conclusione. Infine, una scrittura meno involuta e una struttura interna più chiara avrebbero probabilmente contribuito a migliorare l’efficacia espositiva. Nonostante questi particolari, il volume rappresenta uno studio innovativo e raffinato dell’intreccio tra religione e politica, cattolicesimo e patriottismo, in un momen- to centrale della storia europea.


Matteo Millan