SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il forziere della città. La Cassa dei risparmi e la società forlivese dalle origini al secondo dopoguerra

Roberto Balzani

il Mulino, Bologna 2000

Il libro ha un proposito ambizioso, far uscire la storia della Cassa di risparmio dalle tradizionali dimensioni dell'agiografia o della storia aziendale, per farne uno specchio della società locale e della dinamica delle sue élite. Le casse di risparmio si prestano a questo tentativo, per le loro caratteristiche originarie di istituzioni cittadine a base notabiliare oltre che di banca. Fondata nel 1839 e governata da una assemblea di cento soci, che si rinnovano per cooptazione, la cassa di Forlì diventa uno dei luoghi di aggregazione della classe dirigente locale. Se nel periodo preunitario la cassa opera quasi come una banca di credito, a sostegno dell'economia locale, nel primo decennio unitario diventa il centro motore di un tentativo di sviluppo economico cittadino, paradigmatico, nel suo velleitarismo e nella ideologia municipalistica che lo permea, del profondo spirito localistico delle élite liberali che avevano fatto l'unità del paese. Il tentativo sostanzialmente fallisce e immobilizza le risorse della banca fino alla fine secolo. In età giolittiana la cassa diviene veramente il "forziere della città", per quantità di depositi raccolti e prudenza nel loro impiego, prudenza resa possibile dal progresso economico e dal diversificarsi dell'offerta creditizia locale. Rispetto al complicarsi della stratificazione sociale, la cassa si pone come luogo di coagulo delle élite sociali liberal-conservatrici, ormai minoranza in città, ma pronte a collaborare pragmaticamente con i centri del potere cittadino controllati dalle forze politiche di matrice repubblicana. Il periodo fascista segna un recupero di posizioni politiche e sociali dell'élite terriera che governa la cassa mentre l'istituto si consolida come principale finanziatore della spesa pubblica locale, soprattutto della ristrutturazione del capoluogo, centro della provincia che ha dato i natali a Mussolini. Molto interessante è l'analisi della penetrazione dei quadri fascisti nella cassa, in un processo di amalgama con l'élite tradizionale, che non sembra creare tensioni nella misura in cui obiettivo comune dei soci rimane una corretta gestione dell'istituto, e il rispetto di una tecnicità di gestione che prescinde dall'appartenenza politica. Nel complesso l'opera, che riserva anche una breve parte agli sviluppi successivi alla seconda guerra mondiale, mantiene le promesse, pur risultando un po' carente proprio sul piano dell'analisi economica. In chi scrive, rimane l'impressione che il decollo economico e urbano che si verifica nel primo decennio del Novecento sia il prodotto di una profonda trasformazione delle campagne e dei metodi produttivi, comune a tutto il centro-nord, che la storiografia economica si ostina a trascurare e che invece anche questo volume, sia pure incidentalmente, testimonia.


Alessandro Polsi