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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Valdelsa fra le due guerre. Una storia italiana negli anni del fascismo

Roberto Bianchi (a cura di)

Castelfiorentino, Società storica della Valdelsa, pp. 408, euro 30,00 2002

Il volume raccoglie le relazioni e le comunicazioni presentate al convegno organizzato dalla Società storica della Valdelsa nel marzo del 1999. Il convegno intendeva dare una risposta a una domanda storica molto precisa, e cioè capire che cosa erano stati gli anni fra le due guerre in un'area come la Valdelsa, che si era affermata, prima e dopo la Grande guerra, come una delle roccaforti del movimento socialista. A partire dalle elezioni del 1892, infatti, come dimostra Marco Sagrestani nel suo saggio, il voto "rosso" era cresciuto con regolarità in quell'area. E in una misura tale, anzi, da far sì che l'appartenenza di sinistra finisse per diventare, nello spazio di un trentennio, uno dei caratteri identitari dell'intera Valdelsa. Il dato storico di base è dunque rappresentato dal fatto che la Valdelsa era, al momento della marcia su Roma, una comunità rossa. Sicché si può dire che al centro del libro, che affronta molti temi diversi, campeggi una sola questione storica di fondo. Una questione che si può riassumere così: fu spazzata via questa comunità dal fascismo, oppure fu capace di esprimere una qualche forma di resistenza anche sotto il tallone del regime? Indiscutibilmente, una certa opposizione al fascismo si mantenne per tutto il ventennio. Come scrive Simonetta Soldani, è significativo, infatti, che mentre nel resto dell'Italia la percentuale di coloro che avevano subìto un procedimento del Tribunale Speciale per la difesa dello Stato fu di 1,3 abitanti ogni diecimila, nella Valdelsa fu, invece, di 1,1 ogni mille abitanti. Altre ?spie? dell'opposizione al fascismo devono considerarsi l'alto numero di coloro che espatriarono o che furono costretti a farlo e il "folto drappello" di coloro che fra il 1936 e il 1937 andarono a combattere in Spagna in difesa della Repubblica. In generale, però, nei borghi della Valdelsa non si registrarono forme di ribellione aperta al regime. Non vi fu niente, insomma, di paragonabile a quello che accadde ad Empoli, dove per tutta la durata del regime rimase in piedi una organizzazione antifascista clandestina. Un'organizzazione, scrive Giovanni Gozzini, che presentava tre "caratteri di fondo" non ravvisabili in nessun'altra situazione locale. Il primo di essi era costituito dal fatto che tale organizzazione si identificava pressoché esclusivamente con la rete clandestina del Partito comunista; il secondo dalla sua capacità di rimanere in piedi durante tutto il ventennio; e il terzo, infine, dalla sua forza, che la portò in due occasioni, nella circostanza della morte di Armido Cadenti nel 1930 e ai funerali di Domenico Maestrelli nel 1933, a sfidare apertamente le autorità fasciste.


Loreto Di Nucci