SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Repubbliche rosse. I simboli nazionali del Pci e del Pcf (1944-1953)

Roberto Colozza

Bologna, Clueb, 272 pp., euro 22,00 2009

Il confronto tra le esperienze dei Partiti comunisti francese e italiano è uno degli aspetti di maggiore interesse della storia del comunismo in Europa occidentale, ed è di grande utilità anche per la comprensione di alcuni nodi essenziali della storia dei rispettivi paesi a partire dalla seconda guerra mondiale. Questa dimensione comparativa ha attirato nel tempo l’attenzione di vari studiosi, e fu oggetto di una ricostruzione a vasto raggio nell’opera di Marc Lazar Maisons rouges (Paris, Aubier, 1992). Il volume di Roberto Colozza apporta un contributo di rilievo a questo filone storiografico, focalizzandosi sull’elaborazione di una simbologia nazionale da parte dei due partiti, chiamati a misurarsi, all’indomani della Liberazione, con le dinamiche della formazione e del funzionamento dei nuovi regimi democratici. A partire dal tema chiave del rapporto tra Resistenza e Costituzione, il volume arricchisce il quadro analitico delle analogie e delle differenze tra le rispettive strategie politiche. Se per il Pcf la costruzione del nuovo regime istituzionale doveva assumere come valore fondante il programma del Conseil National de la Résistance del marzo 1944 (ai principi economici e sociali del quale si ispirarono comunque anche altre forze, a cominciare dal Partito socialista Sfio: aspetto, questo, a cui nel volume sarebbe stato necessario dare maggiore risalto), per il Pci, che non poteva contare su un punto di riferimento programmatico della stessa portata, era invece «l’impegno costituente» a rappresentare «il prisma attraverso il quale osservare la Resistenza, di cui la Carta costituzionale rendeva fertili i valori» (p. 57). Il più diretto richiamo all’esperienza resistenziale condusse il Pcf (al fine anche di competere con la legittimazione storica del gollismo) ad assegnare, rispetto al Pci, un ruolo molto più importante, nella costruzione di una politica della memoria, all’azione commemorativa. Molto suggestive, a questo riguardo, sono le pagine del libro dedicate alle imponenti manifestazioni organizzate dal Pcf per ricordare i propri caduti, come quelle che si svolgevano al cimitero di Père Lachaise, a Parigi, di fronte al Mur des Fédérés, luogo di commemorazione dell’eccidio dei comunardi.Nonostante il maggior impegno profuso nel processo costituente, anche il Pci, secondo l’a., rimase comunque molto più vicino «ad un modello “giacobino” di Costituzione che non all’assetto liberaldemocratico affermatosi in quegli anni» (p. 58). In realtà, nel valutare i processi costituenti dei due paesi sarebbe preferibile distinguere meglio il punto di partenza da quello di arrivo. Sia perché, nel caso del Pci, il legicentrismo di stampo «giacobino», pur non venendo meno, si attenuò sensibilmente, sia perché il nuovo assetto costituzionale si definì proprio nel vivo del confronto tra i soggetti costituenti, il cui esito fu, tanto per la dimensione programmatica quanto - soprattutto nel caso italiano - per quella di garanzia, l’estensione degli orizzonti del costituzionalismo.


Sandro Guerrieri