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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le banche italiane all'estero 1900-1950. Espansione bancaria e integrazione finanziaria internazionale nell'Italia degli anni tra le due guerre

Roberto Di Quirico

European Press Academic Publishing, Fucecchio 2000

L'apparente contraddizione del titolo di questo eccellente lavoro è un primo giudizio storico sulla periodizzazione più adeguata per le vicende della storia economica e finanziaria italiana. Gli anni '50 sono per molti versi la conclusione del modello pre-bellico, o meglio degli anni '30. Argomento poco studiato dagli storici italiani, che dovrebbe, insieme all'integrazione dell'Italia nel sistema economico, essere al centro della ricerca storica. Il testo contribuisce a colmare una lacuna grave, con autorevolezza, ricchezza di documentazione, scavo d'archivio. L'autore rovescia una convinzione diffusa (e scarsamente documentata), per cui l'intero ventennio fascista vide affermarsi il primato delle ragioni della politica su quelle dell'economia. Per l'espansione delle banche italiane all'estero, invece, gli anni '20 si contrappongono al periodo pre-bellico, democratico, e all'immediato dopoguerra, pure democratico, ma anche agli anni '30, come una breve stagione in cui le ragioni di bilancio dei banchieri italiani più intraprendenti prevalsero su quelle della politica. L'eclisse temporanea di Germania e la dissoluzione dell'Impero austro-ungarico offrirono alle banche italiane un'occasione unica di ampliare le aree d'influenza. Di Quirico mostra con chiarezza come tale espansione degli anni '20 avvenisse seguendo precisi schemi d'integrazione tra banca e industria. In entrambi i casi, il cuore fu sovente lanciato oltre l'ostacolo, che spesso era rappresentato dalla scarsità effettiva di risorse finanziarie generate dalla bilancia dei pagamenti italiana. Cosicché Di Quirico si trova anche a documentare come le maggiori banche italiane operassero all'estero per reperire risorse per finanziare investimenti nell'industria italiana, approfittando specialmente della dovizia di mezzi disponibili sulla piazza di New York. Il crollo del sistema finanziario internazionale seguito alle crisi del '29 e del '31 trascinò anche le grandi banche italiane. Ma, come ben sottolinea l'autore, esse ebbero il fato di tutte le banche che si rifornivano sui mercati: crollarono le banche tedesche, le austriache e le famose merchant banks inglesi divennero tecnicamente insolventi a causa della stessa crisi che investì le banche italiane. Queste ultime, quindi, dovettero subito dopo tornare ad abbassare il capo, come avevano d'altronde fatto prima della Grande Guerra, e seguire il dettato delle autorità politiche, sia nella ricerca affannosa di fondi per turare le falle della bilancia dei pagamenti italiana, sia per assecondare gli obiettivi della confusa politica estera del Fascismo e di quella a sovranità limitata del secondo dopoguerra. Il volume è molto ordinato, ben scritto e si legge con estremo interesse. Si raccomanda specialmente agli storici che credono che l'Italia sia un paese unico nel suo destino, si concentrano sulle variabili endogene e non partono dai grandi eventi della economia internazionale per studiarne la storia.


Marcello De Cecco