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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Jacques Maritain ambasciatore. La Francia, la Santa Sede e i problemi del dopoguerra

Roberto Fornasier

Roma, Studium, 285 pp., € 26,00 2010

Il titolo dell'opera promette al lettore qualcosa di meno e qualcosa di più rispetto al contenuto di un volume che presenta, in modo asciutto e ben documentato, i risultati di una ricerca di dottorato. Lo studio, infatti, ruota intorno ai dossier che doveva affrontare un diplomatico francese inviato in missione presso la Santa Sede alla fine della seconda guerra mondiale. Il fatto che l'ambasciatore in questione (tra la primavera 1945 e l'estate 1948) sia Jacques Maritain, uno dei più noti filosofi del '900, introduce una prospettiva del tutto particolare. Il profilo dell'opera, tuttavia, resta quello di uno studio di storia della politica internazionale; in tale direzione sembra anche spingere l'utilizzo della documentazione archivistica, in prevalenza proveniente dall'Archivio diplomatico del Ministero degli Esteri francese. Rimangono in secondo piano, di là dell'accurata ricostruzione della proposta mariteniana di una «garanzia internazionale» per la Santa Sede (formulata nell'agosto 1945 e lasciata cadere dalla diplomazia francese e statunitense, oltre che dal Vaticano), il significato dell'opera di Maritain come ambasciatore e la cura degli interessi nazionali in relazione alle vicende della Chiesa francese. Egli era stato scelto da de Gaulle, dopo un'udienza col papa a Roma e l'incontro con il filosofo a New York, per il suo ruolo di écrivain engagé, dal 1940 attivo negli Usa a contrastare l'antisemitismo nazista e il collaborazionismo di Vichy, riconoscente al leader della Francia Combattente. Ebbene, già nell'estate 1947 Maritain si mostrava convinto di aver adempiuto il suo incarico di dare prestigio e influenza alla diplomazia francese in Vaticano, esprimendo la volontà di tornare a tempo pieno agli studi. Una migliore cura narrativa e, soprattutto, un più serrato confronto con «le recenti disamine storiografiche» (p. 17) avrebbero consentito di collocare meglio figure e momenti in una visione interpretativa più ampia, in un'opera che offre motivi di ulteriori riflessioni sui fatti richiamati.Nella corrispondenza tra Roma e il Quai d'Orsay emergono i dossier prioritari delle relazioni della Francia con la Santa Sede, evidenziati anche dal successore di Maritain, d'Ormesson: le nomine dei vescovi e dei cardinali francesi, l'incidenza vaticana nella politica interna italiana, le relazioni diplomatiche della Santa Sede con gli Stati comunisti dell'Europa orientale dove la Chiesa veniva costretta al «silenzio», l'attitudine della Santa Sede verso la Germania (che il pontefice desiderava unificata). Tra le pagine più interessanti, però, figurano le riflessioni di Maritain del giugno 1948 sul «Governo della Chiesa». Si tratta di giudizi dovuti alla frequentazione della Curia e ai rapporti, spesso sviluppati attraverso l'amico mons. Montini, con papa Pacelli, verso il quale egli esprime benevole valutazioni, anche per la sua volontà di mantenere la Santa Sede in una posizione di neutralità internazionale, attenta a non farsi «infeudare» nel blocco occidentale (pp. 189-193).


Andrea Ciampani