SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Islam

Roberto Tottoli (a cura di)

Torino, Einaudi, XL-756 pp., Euro 110,00 2009

Il rapporto con la modernità è una delle questioni più scottanti con cui si è dovuto confrontare l'islam contemporaneo; e questo rapporto ha assunto i caratteri non solo del confronto, ma anche dello scontro e della conflittualità. Ciò sembra distinguere l'islam dal cristianesimo, che si dice essere nato con la modernità, se non addirittura essere una delle cause della modernità, essendo il cristianesimo indubbiamente legato alla storia dell'Europa e all'Occidente, che della modernità sono i produttori e i veicoli. Naturalmente, bisogna intendere di quale modernità si parla: e il ventaglio delle opzioni è ampio, trascorrendo dai concetti filosofici, sociologici e politici (come democrazia, secolarismo, comunicazione, tradizione, innovazione) alle fenomenologie storiche (colonialismo, neocolonialismo, capitalismo, globalizzazione). Trovandosi a dover maneggiare concetti e categorie non facenti parte della sua tradizione, l'islam ha dovuto ridefinire i propri termini e i propri contenuti e lo ha fatto in una chiave molto personale ed endogena, visto che, come nota il curatore Roberto Tottoli, «la risposta musulmana [al progetto-modernità occidentale] è stata innanzi tutto una espansione della sfera della religiosità, come denunciato dagli stessi intellettuali del mondo musulmano» (p. XXIII). Non v'è dunque da stupirsi che molti dei venticinque saggi che compongono il volume affrontino problemi di storia religiosa in chiave soggettivistica, dal sufismo e le sue confraternite (Samuela Pagani e Francesco Leccese), al pensiero radicale islamico (Caterina Bori, Ahmad Moussalli, Jean-Pierre Filiu), dalle forme del carisma (Catherine Mayeur-Jaouen) all'apocalittica (David Cook). In gioco vi è l'identità, non solo di una religione e di una cultura totalizzante come l'islam (si vedano soprattutto i saggi di Alberto Ventura e Ebrahim Moosa), ma l'identità stessa del mondo attuale, in cui i musulmani costituiscono una parte importante del fenomeno migratorio (Stefano Allievi), e in cui gli strumenti di comunicazione di massa come Internet incidono sull'elaborazione del diritto (Massimo Papa), così come su più sofisticate forme di espressione religiosa e culturale contenuta nei blog e nelle varie fenomenologie della rete (Gary Bunt). Quello che ci appare è un Islam plurale e dinamico, di una pluralità e dinamicità che fa giustizia di tutti quei pregiudizi che vorrebbero confinarlo nel Medioevo, immobile nella ripetizione del passato. Anzi. Se è vero che lo stesso radicalismo islamico, impropriamente definito fondamentalista, «è la più seria risposta culturale e religiosa alle sfide dei colonialismi dell'età moderna» (p. XXV), è vero che molte delle problematiche agitate in relazione alla modernità, come la costruzione dello Stato islamico o l'impatto dei temi della globalizzazione che innesca una dialettica tra uniformazione e diversità (si veda il saggio di Johan Meuleman), sono il frutto di una profonda, intima rielaborazione di dati che emergono dalla contemporaneità e non dalla pura e semplice imitazione del passato (pur da molti vagheggiato come irripetibile).


Massimo Campanini