SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Una voce inascoltata. Lino Jona tra sionismo e leggi razziali,

Rosaria Odone Ceragioli

Milano, FrancoAngeli, 173 pp., euro 16,00 2008

Il volume rappresenta il racconto della vita breve ed intensa del giovane ebreo astigiano Lino Jona (1918-1942). Con una scrittura leggera, dall’andamento quasi romanzesco, l’a. ricrea, pagina dopo pagina, sulla base di una ricca documentazione d’archivio, il contesto famigliare e sociale, la trama delle amicizie e delle conoscenze che contribuirono alla formazione di Jona dall’infanzia ad Asti negli anni ’20, agli anni dell’università tra Pavia e Torino (1936-1941), fino alla prematura scomparsa per tisi nel dicembre del 1942.Jona, che proviene da una famiglia borghese e «molto superficialmente ebraica» (p. 114), negli anni del liceo «prende coscienza del suo essere ebreo», abbraccia l’idea sionista e sopratutto riscopre la religione che, con i suoi ritmi e le sue regole, scandirà da allora in avanti tutta la sua vita. L’entrata in vigore delle leggi antiebraiche rallenta e devia ma non interrompe il percorso di studi e di vita che Jona aveva intrapreso già dall’adolescenza. A Torino, dove si trasferisce, riprende gli studi al Politecnico, e alla Biblioteca ebraica incontra «giovani che discutono e ridono e cantano e ballano canzoni e balli ebraici» (p. 91). Con Ennio ed Emanuele Artom, Vanda Maestro, Nella Herrera, Enzo Levi, Luciana Nissim, Jona discute di ebraismo, sionismo e Palestina, ma anche «scherza garbatamente e ride e fa ridere!» (p. 95). È soprattutto questa quotidiana «normalità» della vita sotto le leggi razziali che l’a. sembra voler mettere in risalto nel libro: l’ampio spazio lasciato alle amicizie e, soprattutto, all’amore (non contraccambiato) per Luciana Nissim sono, in certo modo, la conferma di quest’intento. Del resto, il malessere che assale Jona sembra scaturire, prima che dai limiti imposti dalle leggi razziali, dalla proposta di matrimonio rifiutata dalla Nissim. Nonostante la guerra e la persecuzione razziale, Jona nel 1942 «ritrova il suo entusiasmo di vita, la sua voglia di lottare. Così rinascono le speranze. Finirà la guerra, tramonterà il fascismo, saranno abrogate le leggi razziali, un’altra volta verrà riconosciuta la nostra dignità di cittadini. E se questo non avverrà, andremo in Israele» (p. 158).L’ideale sionista e le leggi antiebraiche non sono i temi su cui si impernia il racconto della breve vita di Jona, poiché essi non ne permeano (o non ne sembrano permeare) l’esistenza. Proprio questo, forse, è l’aspetto più originale e interessante del libro. L’a. ci racconta lo scorrere quotidiano della vita di un giovane ebreo nonostante le leggi razziali: le piccole e grandi gioie dell’amicizia, l’euforia e le delusioni d’amore, la malattia e la morte per cause che nulla hanno a che vedere con la Shoah. Jona, per ammissione stessa dell’a., merita di essere ricordato innanzitutto per la sua serietà e il suo rigore morale, prima e dopo il 1938, indifferentemente. Così, per una volta, la «grande storia» - quella degli ideali, della persecuzione, della guerra - rimane sullo sfondo e lascia il ruolo principale alle tante storie di tutti giorni, piccole e grandi, belle e tristi, protagoniste, loro malgrado, per l’intensità dei sentimenti con cui Jona visse ciascuna di esse.


Laura Brazzo