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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Italia in trasformazione. ?Dirigisti?, ?liberisti? e mercato comune europeo (1953-1958)

Rosario Battaglia

Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, pp. 101, euro 7,00 2004

In questo breve studio l'autore affronta un tema di particolare rilievo al fine di comprendere le ragioni della scelta dell'Italia a favore dell'integrazione europea, in particolare della decisione di aderire nel 1955 al progetto avanzato dai paesi del Benelux in occasione della conferenza di Messina per lo studio dei progetti che avrebbero condotto nel 1957, con la firma dei trattati di Roma, alla nascita della CEE e dell'EURATOM. Al di là delle prese di posizione in senso federalista, sin dalla partecipazione ai negoziati sul Piano Schuman per la costituzione della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio, la scelta europea dell'Italia si fondò su un'attenta valutazione degli interessi economici e sociali, e si legò a una visione che mirava, attraverso il coinvolgimento nel processo di integrazione, a risolvere alcuni dei gravi problemi del paese e a favorirne lo sviluppo. L'atteggiamento positivo assunto dalle autorità italiane a Messina verso il documento elaborato da Spaak, Beyen e Bech nacque, infatti, da alcune riunioni a livello interministeriale che videro i dicasteri economici svolgere una funzione importante, legando tra l'altro la posizione di Roma alle prospettive aperte dal Piano Vanoni. Nel negoziato che si svolse tra il 1955 e il 1957, l'Italia difese inoltre con attenzione e con efficacia le proprie posizioni, cercando di collegare la partecipazione alla CEE alla possibilità che questa favorisse l'avvio dello sviluppo del Mezzogiorno e badando a che la nuova Comunità tenesse conto delle peculiarità italiane: basti ricordare in proposito le richieste per la libera circolazione della manodopera, l'istituzione del Fondo Sociale Europeo, della Banca Europea degli Investimenti, ecc. In realtà il volume si limita a prendere in considerazione le posizioni sui maggiori temi di politica economica e quindi dell'apertura dell'economia italiana all'esterno, di una serie di personalità politiche, dei maggiori partiti, con alcuni cenni alle forze sindacali e alla Confindustria, individuando nel paese la presenza di due tendenze (?dirigisti? e ?liberisti?), e legando il dibattito sulla ?scelta europea? alla crisi del ?centrismo?. Tale analisi è fondata su fonti secondarie, sull'esame degli atti parlamentari e di alcune riviste del periodo preso in esame. Il volume finisce dunque con il restare alla superficie del dibattito svoltosi in Italia in quegli anni, e non tiene conto dei più recenti contributi della storiografia sulla posizione del paese nel contesto della costruzione europea.


Antonio Varsori