SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Croce giornalista. Dal ?biennio rosso? all'antifascismo

Rossella Martina

Napoli, Editoriale Scientifica, pp. 390, euro 32,00 2005

Laureata in Filosofia, l'autrice è giornalista presso la redazione culturale del «Quotidiano nazionale» e presso altri giornali dove si occupa di storia, filosofia e letteratura. Il contenuto del libro è felicemente sintetizzato dal titolo stesso: al centro dell'analisi è Benedetto Croce e il suo rapporto con la neonata terza pagina dei giornali. Il periodo cronologico analizzato si estende dai primi approcci giovanili fino a ciò che l'autrice considera il personale momento di passaggio all'antifascismo del filosofo: ovvero non dopo il ?clamoroso delitto politico? quale fu l'omicidio Matteotti, ?bensì dopo l'attuazione dei primi decreti di censura nei confronti della stampa (8 e 10 luglio 1924)?, che lo colpirono personalmente (p. 7, vedi anche gli ultimi due capitoli del libro). La vicenda di Croce è considerata emblematica di un periodo in cui la cultura si intrecciò indissolubilmente alla vita politica cercando al contempo un modo per comunicare con un pubblico in rapida espansione. Il filosofo napoletano fu uno tra i primi a intuire l'importanza raggiunta dal mezzo comunicativo e il giornale divenne così uno strumento attraverso cui raggiungere un'ampia audience e rinforzare il proprio ruolo. Per questo motivo parte del libro è dedicata all'analisi del medium stesso, della terza pagina e della sua evoluzione per dimostrare la grande attrattiva che essa suscitò per le élites culturali dell'epoca. L'altra, invece, si concentra su Croce e sull'uso che egli fece del giornale per promuovere le proprie idee. Il tentativo operato dall'autrice è quello di delineare il profilo di un inedito Croce non più solo filosofo, ma anche comunicatore. Il volume, pur mettendo a fuoco la questione, non soddisfa del tutto il lettore nell'analisi dei singoli testi presi in esame; esso avrebbe poi sicuramente tratto giovamento da un esame più approfondito di casi di altri intellettuali. Lo studio, infine, focalizza l'attenzione sul difficile impatto che il fascismo ebbe sulle élites liberali, argomento importante e affrontato con persuasione da recenti studi. Il libro non appare per nulla convincente: né per il supporto bibliografico, scarno, né per le ipotesi che appiattiscono la complessità della transizione. Il caso crociano è sicuramente ben scelto, ma la tesi di fondo, tuttavia, non è efficace: la simpatia con cui Croce guardò al fascismo per l'autrice fu dettata, oltre che da una valutazione errata del fenomeno fascista, anche da un desiderio di poter rimanere, in un certo senso, alla ribalta, in un gioco di specchi in cui il giornale poteva essere il mezzo attraverso cui mantenere una visibilità, farsi ?réclame? (il termine ricorre in tutto il libro) e costruirsi un ?personaggio?. Per convincere il lettore servirebbero fonti più articolate e una più solida analisi di una fase della vita italiana delicata, segnata certamente da molte ambiguità, in cui i mezzi di comunicazione e l'opinione pubblica assunsero un'importanza crescente, ma, diversamente dall'oggi ? a cui l'autrice fa spesso esplicito riferimento ? non furono così determinanti da contenere in sé le ragioni di alcune scelte politiche.


Margherita Angelini