SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Prigionieri del Terzo Reich. Storia e memoria dei militari bolognesi internati nella Germania nazista,

Rossella Ropa

Bologna, Clueb, 266 pp., euro 22,00 2008

Le vicende dell’internamento dei militari (Imi) in Germania dopo l’8 settembre 1943 sono entrate in pieno sia nelle ricostruzioni della storia d’Italia durante l’ultima fase della seconda guerra mondiale, sia nelle analisi sul costituirsi della memoria collettiva nel dopoguerra. Se ormai, grazie agli studi di Gerhard Schreiber e Gabriele Hammermann (tradotti nel 1992 e nel 2004), conosciamo a sufficienza il quadro generale in cui gli Imi vissero fino al crollo del Reich, è dalle ricerche di carattere regionale e locale che possono venire, come aveva dimostrato il lavoro pionieristico curato da Angelo Bendotti, Giuliana Bertacchi, Mario Pelliccioli ed Eugenia Valtulina sui reduci originari della Bergamasca, approfondimenti e precisazioni atte a restituire percorsi estremamente sfaccettati di singoli e di gruppi e a mettere in rilievo quegli elementi di soggettività che forzatamente sono compressi nelle sintesi. A ciò si aggiunga che l’a. ha potuto servirsi di un fondo archivistico cruciale, mai prima usato: «gli incartamenti della […] “Commissione esaminatrice” che vagliò la posizione degli ex internati che venivano rimpatriati» (p. 15), presso l’archivio del Distretto felsineo; ben 9.127 fascicoli, 8.881 di sottufficiali e truppa, il resto (246) di ufficiali; come è noto, dopo il ritorno, ad ogni Imi venne richiesta dalle autorità militari la compilazione di un questionario sul proprio percorso in Germania. Questo materiale è stato dall’a. sia elaborato elettronicamente, sia trattato come un archivio della soggettività ed usato perciò anche in modo qualitativo (pp. 17-19); spiace però che non si sia distinto con chiarezza tra i militari catturati subito e classificati Imi, e quelli imprigionati dopo e deportati in KL (sia pur pochi). L’opera consta di sette capitoli, organizzati in parte cronologicamente, in parte tematicamente, più un’introduzione, e dedicati a: l’8 settembre 1943 (pp. 33-97); Nelle mani dell’ex alleato (pp. 99-114); Forza-lavoro per il Reich (pp. 115-147); Il reclutamento nei Lager (pp. 149-162); La Resistenza: le motivazioni di una scelta (pp. 163-178); I giorni del Lager (pp. 179-217); Il ritorno (219-237). La scelta dell’a. di articolare la narrazione sulle scansioni «canoniche» definite dalle sintesi succitate (a cui si sono però frequentemente preferite le letture, meno convincenti, dell’Ufficio storico dell’esercito) ha però, a mio giudizio, depotenziato l’efficacia esplicativa della fonte centrale; la voce dei testimoni ha finito spesso per assumere una mera funzione di commento e amplificazione di acquisizioni già note. Pur essendo l’a. avvertita (cfr. p. 17) circa il carattere «orientato» delle deposizioni (ad esse era legata la corresponsione degli arretrati spettanti ai prigionieri, purché si fossero comportati «bene»), è riscontrabile non di rado sia la ricaduta in un uso «positivistico» delle testimonianze, sia una sorta di «basso continuo» dai toni dolenti, che finisce con l’appiattire uniformando quello che, nell’ottica individualizzante suggerita dalla fonte, dovrebbe essere semmai una polifonia.


Brunello Mantelli