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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La segregazione amichevole. La "Civiltà Cattolica" e la questione ebraica 1850-1945

Ruggero Taradel e Barbara Raggi

Editori Riuniti, Roma 2000

La pluridecennale campagna di stampa antisemita intrapresa dalla rivista dei gesuiti "La Civiltà Cattolica" a partire dagli anni '80 del secolo XIX è ben nota non solo agli esperti, e ha avuto l'onore di numerosi studi che ne hanno via via messo in luce le valenze politiche, religiose, antropologiche. Ultimo in ordine di tempo è questo saggio pubblicato significativamente nell'anno del Giubileo. L'approfondita ricerca riconduce le centinaia di articoli e corrispondenze di argomento "ebraico" nell'ambito di quell'antisemitismo che proprio dal 1881, cioè dall'assassinio dello zar Alessandro II e dall'avvio dei primi pogrom in Russia, iniziava ad essere praticato come ideologia politica di grande presa e di insospettata maneggevolezza nelle società europee di fine secolo. I gesuiti certo ci mettevano del loro in forme originali e spesse volte assai estreme. Emerge con chiarezza l'inserimento a pieno titolo della componente ebraica in quella "genealogia degli errori della civiltà moderna" che erano considerati la causa prima della perdita del potere temporale della chiesa e del costante attacco al suo magistero spirituale. Dalla Riforma fino al comunismo, passando attraverso l'illuminismo, il liberalismo, il socialismo, era stato un susseguirsi di minacce dietro alle quali si celavano le forze del male personificate dalla massoneria e, sempre più spesso, dal "Giudaismo". Venivano così rispolverati stereotipi sperimentati in secoli di antigiudaismo praticato: l'omicidio rituale, la passione per il denaro, il deicidio diventavano - fra gli altri - elementi costitutivi di quell'ebraismo "immaginario" che sarebbe stato, fino alla tragedia della Shoah (ma anche assai oltre), l'obiettivo degli strali antisemiti della "Civiltà Cattolica" e di numerose altre agenzie europee. Gli autori indicano a ragione la rivista - che rappresentava una fonte ufficiosa, ma assai accreditata del pensiero del pontefice, che ne rivedeva personalmente le bozze - come uno dei principali punti di riferimento della polemica antisemita, insistendo molto sulla natura strutturale che questa assumeva nella strategia politica della Santa Sede, secondo una tesi già ampiamente suffragata dai numerosi studi di Giovanni Miccoli (peraltro scarsamente citato). La parte più originale del saggio risiede nei capitoli dedicati all'atteggiamento della rivista sulla situazione politica in Spagna negli anni '30, con pagine che inquadrano il discorso antisemita in una più generale strategia di difesa della chiesa dagli attacchi della civiltà moderna. Altresì interessanti e originali sono le pagine sulla situazione ungherese alla vigilia del secondo conflitto mondiale; più debole invece la parte relativa all'eco italiana della campagna di stampa antisemita della rivista. Più in generale, risulta poco convincente l'assunto che la posizione della chiesa fosse generalmente allineata con quella della rivista, discorso che ha una sua rilevanza, ma che richiederebbe qualche cautela per una realtà decisamente più articolata.


Gadi Luzzatto Voghera