SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Mezzogiorno cultura e politica in Michele Solimene (1795-1864),

Salvatore Cicenia

Salerno, Laveglia Carlone, 556 pp., euro 30,00 2008

Il complesso processo di formazione dello Stato nazionale determinò il cambiamento politico dell’Italia dell’800 e con esso anche quello del Mezzogiorno. Il crollo degli Stati preunitari in molti casi non fu troppo improvviso e doloroso, piuttosto fu il risultato di un graduale processo che, partito dalle riforme dei sistemi amministrativi e legislativi del tempo, passò per le esperienze dei moti risorgimentali, fino ad approdare alle annessioni e ai plebisciti del ’60-61. A quelle esperienze contribuirono anche singoli individui come Michele Solimene, che con i suoi scritti partecipò in qualche modo alla diffusione delle idee di libertà, uguaglianza e giustizia sociale. Questo tenta di dimostrare lo studio di Cicenia, il cui obiettivo è far riemergere dal vuoto della memoria storica il personaggio di Solimene (1795-1864), avvocato e intellettuale di origine irpina, trapiantato a Napoli nei primi decenni del XIX secolo.Inseritosi a fatica nell’orbita gravitazionale dell’intellighenzia meridionale di area moderata, il notabile si distinse per alcune opere di natura economica e giuridica con le quali tentò di entrare nel dibattito culturale degli anni ’30 e ’40. L’esperienza associativa settaria, peraltro piuttosto collaterale, e l’impegno nella direzione di una Lega costituzionale di matrice mazziniana gli costarono un lungo periodo di carcere preventivo dopo i moti del ’48.Nonostante l’apprezzabile lavoro bibliografico e archivistico, il tentativo di assegnare al personaggio un ruolo non secondario nel panorama politico e culturale del tempo appare forzatamente celebrativo. Quello che emerge dal pur rilevante lavoro di ricostruzione biografica è piuttosto il profilo di un intellettuale che con molta probabilità, nonostante l’impegno e le persecuzioni subite, non seppe inserirsi, se non sporadicamente, nei circuiti del potere, restando per le sue idee e per il suo basso profilo culturale un personaggio isolato e «fuori dal coro», come l’a. stesso si lascia sfuggire.Ma a ben guardare, a parte questo interessante nucleo tematico che si basa su una messe ragguardevole di materiale documentario, il testo si spinge lungo diversi sentieri di indagine, che, partendo da una prospettiva microanalitica, pretendono in maniera troppo ambiziosa di allargare il campo ai più svariati ambiti della storia sociale, economica, politica e culturale. Il risultato è da un lato l’eccessiva distanza di molti temi trattati dall’oggetto specifico della ricerca, che pure l’a. sottolinea essere il centro delle sue riflessioni, dall’altro la pretesa di indagare ed esaurire i tanti nodi analitici messi in agenda dalla recente storiografia sul Mezzogiorno preunitario. Questo sforzo di esaustività, grazie al quale pure vengono fuori interessanti blocchi tematici quali i Congressi degli scienziati, i rapporti tra scienza e cultura, il tema dell’istruzione, ecc., causa tuttavia una disarticolazione interna alla struttura dell’opera, i cui nodi teorici, per questo motivo, sembrano essere legati tra loro da un debole filo concettuale.Se si tratti di un saggio rivolto alla comunità di specialisti o piuttosto di un’opera dall’intento divulgativo-didascalico non sembra troppo chiaro.


Tonia Romano