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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Partito e antipartito. Una storia politica della Prima Repubblica (1946-1978)

Salvatore Lupo

Roma, Donzelli, pp. VI-312, euro 24,50 2004

Al di là del sottotitolo infelice (la moda giornalistica dell'espressione ?Prima? Repubblica, già in sé criticabile, suona inappropriata in un'analisi limitata al 1978), il lavoro di Lupo è un contributo originale alla riflessione sulla storia del lungo dopoguerra italiano. La forma del libro non è quella di un saggio monografico. È una ricostruzione complessiva delle vicende politiche del paese, con una equilibrata concessione a esigenze descrittive di sintesi: traspare l'intenzione di una comunicazione dei risultati della ricerca oltre la cerchia degli addetti ai lavori. Si avverte peraltro una sedimentazione di prim'ordine del dibattito e degli studi, compresi quelli sulle condizioni economico-sociali del paese nel corso del trentennio considerato. In realtà, il fuoco del volume è comunque fortemente e giustamente imperniato sulla questione indicata icasticamente dal titolo: il rapporto tra la centralità originaria dei partiti (antifascisti) e l'emersione di una composita e pluralistica vena di posizioni antipartito nella storia repubblicana. La questione emerge sotto varie forme nella sua centralità, senza trascurare anche il peso della memoria e della storia nella sua configurazione concreta (perspicui sono i cenni dedicati, per esempio, alla ricostruzione storica dei nessi del sistema partitico con il fascismo o alla discussione sul significato della ricostruzione, con le categorie della ?continuità? e del consociativismo). Angolatura specifica dell'analisi sono le ?retoriche?, i linguaggi e le modalità giustificative dei protagonisti. Ecco che così viene data via via voce ai protagonisti della ?Repubblica dei partiti?, dal patto costituzionale fino al compromesso storico. E si presta poi attenzione ai loro critici, a partire dagli epigoni come Giannini, Lauro, Maranini, Longanesi. Ben meritata attenzione ha quindi tutta la componente conservatrice o reazionaria della polemica antipartitocratica, intrecciata alla contestazione dell'antifascismo, che corre dalle pagine de «Il Borghese» ai fogli dell'estremismo neofascista, dalle colonne di Prezzolini, Montanelli e Panfilo Gentile alle invettive di Pacciardi e Sogno. E si sviluppa poi negli anni '70, fino al ?piano di rinascita democratica? di Licio Gelli. Ma il compito di evidenziare tale massiccia e a volte troppo sottovalutata corrente, non impedisce a Lupo di evidenziare anche la presenza di un antipartitismo di sinistra, che corre dalle posizioni azioniste, critiche del compromesso postresistenziale, su su per i tentativi di costruzione di una terza forza laica e democratica che polemizzava contro un paese arretrato, per riscoprire alcuni fili di continuità nel movimentismo sessantottino, e giungere al radicalismo e al femminismo (e alla deriva violenta di alcune proteste). Non si trascura nemmeno la riemersione dell'idea di un ?patto tra produttori? alternativo al dominio dei partiti. In tutto ciò, naturalmente, qualche pagina è più felice di altre, ma il volume rappresenta un esempio di storiografia critica ben scritta che aiuta a pensare il passato in un intreccio forte (ma non ideologico) con la discussione attuale sulla crisi politica italiana.


Guido Formigoni