SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Sam Benelli. Vita di un poeta: dai trionfi internazionali alla persecuzione fascista

Sandro Antonini

Genova, De Ferrari, 272 pp., Euro 30,00 2007

Autore (anche) di studi di storia contemporanea locale e regionale, Sandro Antonini raccoglie in questo volume un vasto repertorio di fonti - corrispondenze private, documenti di archivio, recensioni, testimonianze, carte di polizia. Per la prima volta la biografia di Sam Benelli è delineata con rigore scientifico. Nato a Prato nel 1877, Benelli aveva uno straordinario talento per la scrittura teatrale e la poesia. Nel 1909 mise in scena al Teatro Argentina di Roma La cena delle beffe, che gli valse il successo della critica e gli conferì una grande popolarità - offuscò persino, scrive Antonini, la gloria di Gabriele D'Annunzio. Volontario nella prima guerra mondiale, Benelli ebbe per Mussolini e la marcia su Roma un atteggiamento ambiguo. Insofferente verso lo squadrismo e i suoi metodi, del movimento fascista apprezzò l'intento moralizzatore, la dichiarata volontà di rigenerare il paese. Esitò, ma si lasciò convincere, a candidarsi nel «listone» elettorale per la Toscana; fu eletto in due legislature per volontà di Mussolini. Con il delitto Matteotti, tuttavia, Benelli avvertì un disagio profondo e, con sorprendente enfasi, si dichiarò fondatore del «primo movimento politico antifascista italiano», cui diede il nome di Lega Italica. L'iniziativa raccolse l'adesione di alcuni fascisti dissidenti ed ebbe il suo centro organizzativo nella villa di Benelli a Zoagli, ma non ebbe esiti significativi; nel 1925, infatti, Mussolini sciolse la Lega e, naturalmente, divenne diffidente verso Benelli. Questi, a sua volta, non aderì all'Aventino ma si dimise dalla Camera dei Deputati. Gli anni seguenti, spiega Antonini, furono difficili. Il carattere dell'artista era incline al narcisismo, alla ricerca costante del successo. Seguito da spie che informavano puntualmente il conte Ciano e il duce, già dal 1931 i direttori dei principali quotidiani furono invitati a non parlare più delle opere di Benelli, che pure erano messe in scena con discreto successo. La fama dell'artista si oscurò. Ancora nel 1938, alla vigilia dell'arrivo di Hitler a Roma, alla rappresentazione di Orchidea al Teatro Eliseo si verificarono violenti incidenti. Mussolini, informato, si irritò e in una nota espresse critiche a Benelli, del quale aveva compreso la potenziale «nocività». Pochi anni dopo il poeta riparò in Svizzera. Al suo rientro, nel dopoguerra, seguirono nuove polemiche: molti ne ricordavano i contrasti con le gerarchie fasciste; altri, invece, serbavano memoria delle lodi pubbliche del duce, le «arcipagate collaborazioni» al «Corriere della sera», i debiti ripianati dalle casse del PNF.Le testimonianze presentate da Antonini ripropongono un quadro interpretativo complesso. Il profilo di Benelli non è quello della limpida figura di intellettuale antifascista né del servile cantore delle gesta del duce. Forse, alla luce degli elementi del carattere attentamente tratteggiati dall'a., l'ambiguità derivò in parte da un successo che l'artista meritava ma che il fascismo, con i suoi metodi, ideali (e un alto prezzo da pagare), non volle concedere.


Dario Biocca