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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'ora del Maresciallo. Vichy, 10 luglio 1940: il conferimento dei pieni poteri a Pétain

Sandro Guerrieri

Bologna, il Mulino, pp. 215, euro 18,50 2005

Edito nella collana delle ?Grandi date della storia costituzionale?, il libro si concentra sull'evento fondativo del regime di Vichy: il voto con cui, il 10 luglio 1940, l'Assemblea nazionale conferisce i pieni poteri al maresciallo Pétain. L'argomentazione si struttura in quattro tempi, in un percorso che, partendo dal trauma del 1940, allarga l'angolo prospettico a una dimensione di più lungo periodo necessaria, secondo l'autore, a individuare le cause esplicative di un evento quale ?l'abdicazione del parlamento? di fronte alla sconfitta (pp. 7-8). Fornite le linee essenziali del contesto d'emergenza in cui il progetto dei pieni poteri prende forma, Guerrieri descrive innanzitutto il passaggio dall'elaborazione alla messa in atto (cap. I). Se le fonti consultate, fra cui varie memorie dell'immediato dopoguerra, portano a riservare un'enfasi forse eccessiva al ruolo di Laval ? ?lo sceneggiatore, il regista e l'attore protagonista dell'intera operazione destinata a porre fine all'esperienza della Terza Repubblica? (p. 43) ?, l'approfondimento delle dinamiche del voto è di notevole interesse. In linea con un assunto largamente condiviso dalla storiografia, la tesi di Guerrieri ? già autore di vari studi sulla storia costituzionale francese, sulla Terza e sulla Quarta Repubblica ? è che la crisi del 1940 non basti a spiegare l'avvento di Vichy. Donde l'esigenza di aprire lo sguardo alla moyenne durée, analizzando la parabola del modello repubblicano dall'apogeo del ?parlamentarismo assoluto? alla crisi dell'entre-deux-guerres. Le ?premesse? vengono, in tal senso, identificate negli anni Trenta, quando, in mancanza di una riforma costituzionale, e nonostante i tentativi di rilancio neoparlamentare messi in atto dal Fronte popolare, il ricorso ai decreti legge ridimensiona considerevolmente il ruolo del Parlamento (cap. II). Questa tendenza si accentua con il governo Daladier, definito come l'?antefatto? (cap. III), per la scelta di ?rendere l'esecutivo il più possibile autonomo a livello di prassi dai vincoli parlamentari? (p. 139). Identificando così nel 10 luglio 1940 il momento culminante di un processo istituzionale di ?progressiva deresponsabilizzazione del Parlamento?, l'autore s'interroga sul significato giuridico di quel voto e degli atti costituzionali che marcano la costruzione dell'Etat français (cap. IV). Se l'attenzione prioritaria per gli sviluppi politico-istituzionali non può esaurire l'esame di Vichy (si comprende, in tal senso, la lettura necessariamente schematica della Révolution Nationale e della natura del regime), la scelta euristica di Guerrieri si rivela proficua proprio nella sua capacità di tematizzare la questione, centrale, delle rotture e delle continuità. Accostando il problema dall'angolatura specifica della storia costituzionale, il libro porta così il lettore alla scoperta dell'Etat français, non senza offrire sprazzi sul dibattito storiografico che accompagna la Francia da oltre sessant'anni e al quale l'Italia è rimasta impermeabile fino a tempi molto recenti.


Irene Di Jorio