SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il cammino della speranza. L’emigrazione clandestina degli italiani nel secondo dopoguerra

Sandro Rinauro

Torino, Einaudi, XIX-435 pp., euro 35,00 2009

Nell’impressionante massa di libri sull’emigrazione italiana che affollano ogni anno i cataloghi degli editori, questo di Rinauro si distingue per l’originalità e l’attualità dell’angolo visuale dal quale guarda ad un fenomeno ormai sviscerato in gran parte dei suoi aspetti. Il tema centrale di questa imponente ricerca è la clandestinità, un fenomeno nato nel corso del XX secolo, figlio del definitivo trionfo dello Stato-nazione con i suoi confini ben segnati e controllati, i suoi passaporti e l’ossessione di identificare le persone, le sue leggi sulla cittadinanza e un welfare di cui è necessario stabilire i beneficiari.L’emigrazione illegale di cui parla Rinauro è soprattutto quella degli italiani che, nell’immediato secondo dopoguerra, si dirigono verso la Francia e verso l’Europa centrale per motivi di lavoro, ma l’a. ha il merito di ricordare come nell’Europa postbellica la condizione di clandestino accomuni le persone in cerca di lavoro ai profughi allontanati dalle proprie case e dalle proprie terre dalla violenza; agli ebrei sfuggiti allo sterminio e spesso in fuga da nuovi pogrom, che incontrando miriadi di ostacoli cercano di ritornare nel proprio paese o di emigrare alla volta della Palestina; ai criminali nazisti e ai gerarchi fascisti che dai porti italiani si imbarcano per il Sud America nel tentativo di sottrarsi alla giustizia o di sfuggire alle vendette private.Rinauro, e questo costituisce senz’altro uno dei molti pregi del libro, retrodata, rispetto al corrente discorso pubblico italiano sulla questione, il fenomeno dell’emigrazione clandestina. Non un’emergenza iniziata negli anni ’70 con la globalizzazione, ma una modalità di spostamento creata dalle norme sempre più stringenti che a partire dagli anni ’10 del ’900 prima rendono sempre più difficile varcare le frontiere degli Stati Uniti, del Brasile, del Canada, ecc. e poi a poco a poco complicano gli spostamenti anche all’interno dell’Europa, almeno fino agli inizi del processo di formazione del mercato comune.Rinauro spiega bene come «desiderio» e necessità di espatriare abbiano quasi sempre la meglio sulle difficoltà e sui controlli. In questa ricerca che mette insieme un notevole numero di fonti, di istituzioni e di attori, egli dimostra come oltre il 50 per cento degli italiani emigrati in Francia lo facesse in maniera clandestina, spesso mettendo a repentaglio la propria vita e quella della propria famiglia nell’attraversamento delle Alpi, e altrettanto spesso finendo per riemigrare in posti lontani e pericolosi al servizio della nuova «patria» impegnata nelle guerre della decolonizzazione in Indocina e Algeria, su cui Rinauro scrive il capitolo più originale e appassionato. Negoziazioni, trattative, accordi, impegno di attori sociali diversi (dai funzionari ministeriali, ai partiti politici, ai sindacati), come brillantemente prova Rinauro, non riescono tuttavia ad alterare la «enorme sproporzione tra la grande fame italiana di lavoro e la scarsa necessità estera di manodopera» che spinge a intraprendere la strada della clandestinità e che fa dell’immediato dopoguerra «una delle stagioni più difficili della lunga storia migratoria degli italiani» (p. 20).


Daniela Luigia Caglioti