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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Istituzioni e poteri nell'Italia contemporanea, Atti del convegno di studi in memoria di Giuseppe Maranini a cento anni dalla nascita

Sandro Rogari (a cura di)

Firenze, Centro Editoriale Toscano, pp. 260, euro 18,00 2004

Studioso di grande personalità, al confine tra discipline diverse (il diritto costituzionale, che a lungo insegnò, ma anche la storia delle istituzioni, la storia tout court e la scienza della politica), liberale anomalo e non sempre immune dalla suggestione di modelli autoritari, fustigatore principe della ?partitocrazia? (termine che lui stesso aveva inventato) negli anni Cinquanta e Sessanta, Giuseppe Maranini è stato da sempre oggetto di giudizi controversi da parte degli storici dell'Italia contemporanea (si veda da ultimo quello assai severo di Salvatore Lupo in Partito e antipartito). Nel 2002, in occasione del centenario della nascita, la sua Facoltà, la ?Cesare Alfieri? di Firenze, di cui fu preside per un quasi un ventennio (dal '49 al '68), lo ha celebrato con un convegno, i cui atti sono stati pubblicati due anni dopo per le cure di Sandro Rogari, preside attualmente in carica. Il volume conserva, e onestamente non cerca di mascherare, il suo carattere originario (di atti di convegno, appunto), ma il suo interesse e la sua consistenza vanno ben al di là dell'occasione da cui è nato. Innanzitutto per la presenza di studiosi assai autorevoli, entro un arco di discipline che riproduce la pluralità degli interessi di Maranini: Lotti e lo stesso Rogari fra gli storici, Pierangelo Schiera e Luca Mannori fra gli storici delle istituzioni, Fulco Lanchester e Silvio Basile fra i costituzionalisti, per citare solo gli autori di alcuni degli interventi di maggior respiro (si tratta di saggi veri e propri, corredati da un ampio apparato di note) fra i quindici contenuti nel volume. In secondo luogo, va sottolineato che l'occasione celebrativa non fa velo agli autori, alcuni dei quali ex allievi di Maranini, né impedisce loro di rilevare gli aspetti criticabili e le contraddizioni di un percorso intellettuale tutt'altro che rettilineo: non solo a causa di una giovanile, e non si sa quanto convinta, adesione al regime fascista (preceduta da un'adolescenziale esperienza dannunziana a Fiume e seguìta, nel secondo dopoguerra, da un effimero accostamento al socialismo saragattiano), ma anche per le incertezze manifestate negli anni della maturità nell'individuare i capisaldi teorici e gli elementi fondanti di un autentico liberalismo pluralista. Non è un caso che della sua opera si ricordi oggi soprattutto la pars destruens: la denuncia degli intrecci non virtuosi fra politica e ordine giudiziario, l'attacco al proporzionalismo, la critica (condivisa con Giovanni Sartori, suo più giovane collega alla ?Cesare Alfieri?) ai miti della ?democrazia aritmetica?. Fra gli episodi meno edificanti della biografia di Maranini (ben delineata nel breve profilo di Luigi Lotti), va infine ricordato il feroce contrasto che lo oppose a Francesco Calasso, alla famiglia Codignola e a Piero Calamandrei. Purtroppo non si trattava di fascismo e di antifascismo, ma solo di una pubblicazione mancata e di una cattedra universitaria contesa.


Giovanni Sabbatucci