SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Ruggiero Bonghi nella vita politica dell'Italia unita

Sandro Rogari

Napoli, Vivarium, pp. XII-101, euro 15,49 2001

Questo breve studio su Bonghi, che prende spunto dalle lezioni tenute dall'autore nel febbraio 1997 presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, riporta l'attenzione su un personaggio chiave della storia politica dell'Italia liberale troppo spesso dimenticato dalla storiografia. Come ricorda lo stesso Rogari, se si fa eccezione per il volume di Giuseppe Acocella che risale al 1988, tutti gli interventi su Bonghi sono calati all'interno di più vaste considerazioni complessive sulla ?politica e [la] cultura dell'Italia unita? (p. IX). L'apertura alla consultazione al pubblico delle carte Bonghi da parte dell'Archivio di Stato di Napoli e una serie di convegni che hanno visto la luce tra il '96 ed il '98, come celebrazione del centenario della scomparsa del nostro avvenuta nel 1895, sono stati poi indubbiamente l'occasione per riavviare un certo interesse storiografico su questo personaggio. Proprio le carte Bonghi e un'attenta rilettura dei suoi scritti sono gli strumenti di cui Rogari si avvale per tracciare una serie di quadri monotematici che fotografano il politico liberale dagli anni della Destra storica fino al momento della crisi del sistema parlamentare, oggetto di un'accesa critica che diventa più pungente negli ultimi anni della sua vita. Attraverso una serie di flash che richiamano l'attenzione degli studiosi sulla fine capacità di analista politico che ha contraddistinto l'intellettuale napoletano, emergono alcuni tratti classici degli studi bonghiani: il rifiuto del governo parlamentare se questo significa governo di popolo (pp. 14-5); la stabilità del sistema garantita da un governo che sempre e comunque deve essere espressione di una classe di ?ottimati? (p. 41); il partito whig come modello a cui la destra deve rapportarsi (p. 42); la risposta, alla degenerazione di un sistema che rischia di essere alla mercé dell'assemblearismo, in una rappresentanza per ordini che gli garantisca stabilità (p. 82). Per Rogari, nelle pieghe dell'analisi bonghiana è possibile cogliere anche una lettura di lungo periodo di quelle che possono essere definite, per certi aspetti, discrasie strutturali del sistema politico della penisola che il tempo ed i cambi di regime non sono stati capaci di risolvere. Un elemento che merita attenzione è la ?scarsa o ritardata secolarizzazione della società civile rispetto alla pervasività della politica? (p. 9), che Bonghi stigmatizza già nel 1868 nel suo studio forse più famoso su I partiti politici nel Parlamento italiano; mentre le drastiche pennellate con cui in quello scritto veniva disegnato il partito garibaldino, offrono a Rogari il destro per stigmatizzare la tendenza, ??vizio? d'origine del sistema politico italiano destinato a durare assai nella nostra storia politica?, delle opposizioni a porsi come antisistema, attribuendo di fatto al centro il ruolo di bacino di riserva per la formazione di governi di maggioranza, ma al tempo stesso anche quello di ?garanzia di salvaguardia istituzionale?.


Maria Serena Piretti