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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La parabola della petrolchimica. Ascesa e declino di Nino Rovelli: sedici testimonianze a confronto

Sandro Ruju

Presentazione di Mario Segni, Roma, Carocci, pp. 335, euro 23,20 2003

L'industria petrolchimica negli anni Sessanta è stata giudicata come uno dei settori che avrebbe potuto funzionare come motore per una nuova fase di espansione dell'industria italiana. Dopo la Seconda Guerra mondiale gli investimenti erano aumentati, in Europa e negli Stati Uniti, in modo esponenziale. Tante sembravano poter essere le possibilità che venivano da una serie di prodotti finiti ed intermedi nuovi ed altamente competitivi, provenienti da materie prime a basso prezzo, come erano gli idrocarburi. La situazione italiana negli anni Sessanta vedeva sostanzialmente presenti in questo settore quattro aziende: l'ANIC consociata dell'ENI, quindi impresa pubblica, la Montecatini, la Liquichimica e la SIR di Nino Rovelli. All'iniziativa imprenditiva si affianca l'iniziativa politica che puntava sull'espansione di questo settore per cercare di rilanciare lo sviluppo del Mezzogiorno. Gli incentivi erogati creavano una corsa all'accaparramento che portava a quella che è stata definita ?guerra chimica?, che a sua volta porterà ad indebolire tutto il settore negli anni Settanta e alla sua crisi negli anni Ottanta, dopo gli shock petroliferi. La SIR di Rovelli è il simbolo di quella corsa all'accaparramento degli incentivi, e il territorio in cui si sono poi realizzate le fragili iniziative di questa impresa sono concentrate quasi interamente in Sardegna. L'isola è stata per un certo numero di anni il centro della maggior parte degli investimenti nella petrolchimica in Italia, tant'è che si sono costruiti in molti casi stabilimenti gemelli che hanno solo impoverito il territorio non certo creato un indotto diffuso. A seconda di come ci si ponga si può giudicare questa vicenda come ?un esempio di programmazione fallita, un caso di fallimento del mercato o, ancora, l'inevitabile prodotto di un rapporto patologico e simbiotico tra potere industriale e politico? (p. 8). Chi non ha vissuto quelle vicende è portato a pensare che forse non esiste una causa principale, lo sono tutte ma anche i protagonisti di allora, che l'autore intervista, sembrano alla fine essere di questo avviso. Ruju, infatti, tornando sulla questione della petrolchimica in Italia ed in particolare in Sardegna, ha voluto dare la voce a chi quegli eventi li ha vissuti da protagonista o da testimone. Attraverso sedici interviste l'autore torna a far riflettere su quel periodo: politici (come Giulio Andreotti e Vincenzo Scotti) e banchieri, tecnici ed economisti (come Giorgio Ruffolo e Gian Luigi Alzona) e dirigenti aziendali. Dalle interviste emergono interessanti riflessioni che aiutano a comprendere una vicenda ancora poco chiara e studiata della storia industriale italiana. Ruju ha posto all'inizio del libro una nota introduttiva ampia che ripercorre le tappe più significative della vicenda inquadrandole in un contesto storico più largo. La scelta è stata di sicuro inevitabile perché spesso nelle interviste vi sono riferimenti a questioni molto specifiche che anche al lettore attento risultano poco conosciute.


Lorenzo Costa