SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Il liberalsocialismo meridionale (1935-1942). Con un'antologia di documenti

Santi Fedele

Messina, Edas, pp. 212, euro 18,00 2002

Si è soliti considerare il liberalsocialismo più per il suo contenuto ideologico che per l'attività organizzativa e cospirativa al cui interno, negli anni dell'opposizione al fascismo, quell'elaborazione dotrinale prese corpo. Di questa elaborazione dottrinale si è poi studiato assai più l'aspetto teorico-politico che quello programmatico, relativo alle proposte di ricostruzione dell'ordinamento civile ed istituzionale dell'Italia dopo il fascismo. La ricerca di Fedele si presenta invece con tratti di originalità, perché si sofferma sulla formazione e sull'attività dei nuclei liberalsocialisti nella parte meridionale del paese e ne illustra ampiamente, anche attraverso l'appendice antologica che correda il volume, le idee sulla futura organizzazione del paese: idee espresse in diversi documenti programmatici elaborati nel corso di un'esperienza politica clandestina compresa tra il 1938 e il '42, quando i principali animatori del movimento liberalsocialista nelle diverse zone dell'Italia furono presi nelle maglie della repressione. Al centro del libro è la realtà pugliese, e in particolare di Bari, città in cui la presenza della casa editrice Laterza, intesa non solo come tramite di influenze culturali eterodosse, ma anche come punto di coagulo pratico-organizzativo, fu un fattore che contribuì in modo decisivo all'aggregazione liberalsocialista: anzi, a giudizio dell'autore, per quanto riguarda il Meridione solo in riferimento a Bari e alla Puglia si può parlare di liberalsocialismo in senso proprio, giacché le propaggini del movimento in altre regioni (Abruzzo, Campania, Sicilia) furono piuttosto caratterizzate da una mescolanza tra suggestioni liberalsocialiste e reminiscenze di locali tradizioni liberaldemocratiche in senso lato. Rispetto al principale polo liberalsocialista (quello dell'Italia centrale, ispirato da Guido Calogero), il gruppo pugliese raccolto attorno a Michele Cifarelli e Tommaso Fiore si caratterizzò, secondo Fedele, per una maggiore vicinanza ideale a Croce e intese il liberalsocialismo più come ?estensione sociale? dei postulati del liberalismo che come sintesi ideologica di liberalismo e socialismo. Nell'elaborazione programmatica del gruppo colpiscono la singolare funzione attribuita alla Corte costituzionale, quale supremo organo di controllo della vita pubblica; la convinzione che l'Italia fosse destinata a restare un paese ?essenzialmente agricolo?; il principio dell'iscrizione obbligatoria a un partito politico; l'idea di una rifondazione corporativa del sindacato come organo di rappresentanza unitaria di datori di lavoro e lavoratori, unita alla proposta di messa al bando di scioperi e serrate. Definite da Fedele ?stranezze?, queste enunciazioni provano quale immaturità di pensiero politico, quale contraddittorietà di suggestioni pratiche e culturali si accompagnassero nel liberalsocialismo pugliese alla nobile e coraggiosa presa di posizione antifascista, e confermano l'utilità di ricerche che non si limitino a ricostruire il profilo ideologico delle formazioni antifasciste e si pongano il problema del loro effettivo grado di consapevolezza politica.


Leonardo Rapone