SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Italia e il trattato di pace del 1947

Sara Lorenzini

Bologna, il Mulino, 218 pp., Euro 12,00 2007

La ricerca ricostruisce le vicende che tra il 1943 e il 1947 portarono l'Italia dall'armistizio con gli Alleati alla firma del trattato di pace. Il racconto dei fatti è caratterizzato da un efficace intreccio fra piano internazionale e nazionale: le strategie delle potenze vincitrici della guerra e le origini del conflitto Est-Ovest si combinano col quadro politico e culturale di un'Italia sconfitta e contemporaneamente cobelligerante.La trattazione è divisa in quattro parti. La prima esamina le tappe finali della guerra e l'avvio dei negoziati di pace; la seconda racconta le diverse fasi della Conferenza di Parigi in rapporto alla questione italiana; la terza si sofferma sulle reazioni dell'opinione pubblica italiana dopo la firma e sul dibattito che si svolse in occasione della ratifica parlamentare; la quarta ricostruisce gli sviluppi legati all'applicazione del trattato. In appendice è riportato il testo del trattato. La narrazione è costruita su una pluralità di fonti - dalla memorialistica alle raccolte di documenti diplomatici, dalla stampa dell'epoca alla pubblicistica, dai documenti d'archivio a quelli cinematografici. Il rigore dell'impianto è accompagnato da uno stile di scrittura per un pubblico non di soli specialisti.Il lavoro affronta aspetti di rilievo: si pensi a temi quali la cultura della classe dirigente dell'epoca, il tramonto delle ambizioni di potenza dell'Italia, le identità collettive del paese, i sentimenti e la visione del mondo di una opinione pubblica educata al nazionalismo e al tempo stesso desiderosa di lasciarsi alle spalle la guerra e le sue conseguenze. Quest'ultimo impulso favorì il processo di rimozione che rapidamente fece calare il silenzio sul trattato: tanto acuto fu il senso di umiliazione per il trattamento subito dall'Italia quanto veloce il suo accantonamento nel dibattito pubblico. A giudizio dell'a. tale oblio fu da un lato negativo, perché fece fallire il tentativo di avviare una riflessione sulle responsabilità nazionali che avevano condotto alla catastrofe bellica; per un altro verso, però, rappresentò un fatto positivo legato alla volontà delle forze antifasciste di mettere da parte per sempre le nostalgie nazionaliste e gettare le basi di una politica estera democratica. Un passaggio cruciale in cui emerse questo comune proposito fu il dibattito sulla ratifica dell'estate 1947, quando, pur nel contesto della fine traumatica dei governi di unità nazionale e del precipitare della guerra fredda, i comunisti non espressero voto contrario alla Costituente (si astennero) e Togliatti esortò a guardare ai nuovi rapporti di pace e cooperazione che l'Italia repubblicana avrebbe dovuto stabilire con i popoli vicini.Nella narrazione la figura torreggiante è quella di De Gasperi, della cui azione Lorenzini riconosce i meriti politici senza tuttavia nasconderne limiti e contraddizioni: esemplare in tal senso la sua analisi del noto discorso tenuto a Parigi il 10 agosto 1946. Alla luce di questa ricostruzione possiamo comunque concludere che molte delle accuse mosse all'epoca contro De Gasperi furono ingenerose e che atti come l'intesa da lui raggiunta con Gruber sull'Alto Adige rappresentarono davvero l'immagine di una nuova Italia sulla scena internazionale.


Gianluca Fiocco