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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le reali società economiche siciliane. Un tentativo di modernizzazione borbonica (1831-1861)

Sebastiano Angelo Granata

Acireale-Roma, Bonanno, 300 pp., euro 18,00 2009

Il volume, frutto della tesi di dottorato dell’a., si inserisce in un ormai vasto dibattito storiografico sulle società economiche meridionali proponendo una seria e argomentata disamina di quelle sorte in Sicilia, di cui si segue l’intera evoluzione: dalla riforma del 1831 che vide la loro istituzione, al repentino declino dopo i moti del ’48 fino alla loro scomparsa nel periodo unitario. Importante elemento dell’attività riformista del governo borbonico, le società economiche, con l’Istituto d’incoraggiamento, che ne rappresentava l’organismo centrale, ma anche con le accademie, le università e i gabinetti di lettura, diventarono centri di aggregazione del ceto dirigente isolano, luoghi di elaborazione di progetti, di acquisizione di temi di cultura internazionale e spesso di scontro tra la classe colta e imprenditoriale che si stava formando in Sicilia. Le società raffiguravano, quindi, una nuova tipologia di «associazionismo» economico che favoriva, mediante il dibattito in materia di economia politica, la promozione e l’incoraggiamento di ogni nuova forma di attività agricola e manifatturiera, una costante dialettica tra pubblico e privato, ma anche tra centro e periferia. L’analisi che Granata propone tenta di valutare il dibattito sulle innovazioni tecnologiche e mercantilistiche presente nei vari resoconti pubblicati dalle società, accennando alla loro valenza di formazione, incontro e creazione del consenso delle élites borghesi provinciali. Nel testo, si evidenzia come la scarsità dei finanziamenti statali, la contraddittorietà degli organismi atti al loro controllo ed il fermento politico soprattutto dopo il ’48 non riuscirono a rendere efficace l’attività di promozione economica delle società rendendole, tuttavia, attivi centri di sociabilità, rappresentazione degli interessi delle classi borghesi, di diffusione delle conoscenze e tecniche agrarie e industriali, ma anche di formazione politica. Il testo si compone di tre capitoli: nel primo l’a. delinea le condizioni generali della nascita di questi organismi abbozzando un’analisi delle borghesie urbane, nel secondo vengono esaminate le caratteristiche di ogni società economica, avvalendosi di un’opportuna indagine prosopografica dei componenti. Vengono analizzati in sequenza: il successo di quella di Catania che fu legato soprattutto al suo rapporto con altre accademie di consolidata attività scientifica, prima fra tutte l’Accademia Gioenia; il ruolo di quella di Caltanissetta nell’area della produzione dello zolfo; il dibattito culturale e scientifico nel quale si inserì quella di Messina; il totale fallimento di quelle di Girgenti, Siracusa poi Noto; i flebili tentativi di quella di Trapani. Il terzo ed ultimo capitolo discute principalmente delle tendenze economiche del Reale Istituto d’incoraggiamento; il testo si conclude con un accenno alla trasformazione delle società economiche nelle camere di commercio ed arti e nell’Associazione agraria italiana del periodo unitario.


Salvatore Santuccio