SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Pci: la storia dimenticata

Sergio Bertelli e Francesco Bigazzi (a cura di)

Milano, Mondadori, pp. 490, euro 19,63 2001

?Un problema di difficile soluzione è quello dell'enorme presa che il Pci ebbe da subito, nell'immediato dopoguerra, in un paese appena uscito dal fascismo?: è la questione da cui prende le mosse Bertelli nell'Introduzione a questo volume. Le risposte che egli fornisce sono nell'ordine: ?una diarchia, a lungo tollerata, tra il governo e quelle che furono successivamente definite le regioni rosse? (p. 13) a loro volta frutto della Resistenza, il ridimensionamento ?sotto una serie continua di colpi? del partito socialista (p. 15), ?un gruppo compatto di potere accademico che trovava adesso la possibilità di perpetuarsi proprio grazie alla mano tesagli da Togliatti? (pp. 15-6), ?schiere di giornalisti [?] subito collocatisi (nuovi maîtres à penser) nell'area del Pci? (p. 18), ?giovani magistrati [?] ?cavallo di Troia? che avrebbe consentito al Pci di estendere la propria influenza all'interno del mondo della giustizia? (p. 18). Si tratta di tesi non nuove, riconducibili al concetto del Pci come ?arma organizzativa? usata come strumento di penetrazione e consenso nella società civile, che risale al libro di Selznick del 1952. Come ci ha rivelato tra gli altri Colby con le sue memorie, già alla fine degli anni cinquanta Cia e Dipartimento di Stato abbandonarono questa visione ?cospirativa? del Pci per la sua constatata inefficacia ?diagnostica e terapeutica?, in favore di altre maggiormente centrate sui problemi strutturali dell'Italia (povertà, Mezzogiorno) e sulla rappresentanza di interessi reali che il Pci comunque riusciva a garantire. Con alcune eccezioni (il saggio di Parlato sui rapporti tra comunisti e fascisti nell'immediato dopoguerra) questa apertura in direzione delle scienze politiche e sociali sfugge del tutto all'opera in questione, con il risultato di ridurre la vicenda del Pci a una serie di aneddoti polizieschi. Interi scaffali di biblioteca (sulla scissione di Livorno, sulla lettera di Gramsci del '26, sulle foibe, sul ?triangolo della morte?) sono ignorati, con il tipico gusto esoterico e autoreferenziale di reduci e apostati, finora tipico della pamphlettistica di estrema destra. Ne fuoriescono affermazioni singolari: i fatti di Barcellona (350 caduti negli scontri tra anarchici e comunisti) vengono definiti (p. 137) come ?la pagina più macabra della guerra di Spagna? (480 mila morti), a causa delle persecuzioni staliniane ?nessuno al giorno d'oggi può dire se il recupero del fondo genetico in Russia sia possibile?(p. 169), la Rsi segna il ritorno di un'autorità dello Stato italiano ?non docile e servizievole? nei confronti dell'occupante tedesco (p. 233), ?tra l'Italia dei Borghese e quella dei Pizzoni la guerra civile non sarebbe mai scoppiata? (p. 235) ma è stata voluta dai comunisti e solo da loro (p. 237). Questa storia ?fai da te? ci ripete con forza che senza il Pci l'Italia sarebbe stata migliore, ma come e perché questa nuova invasione di Hyksos (un'altra!) venuti dall'est abbia potuto attecchire così a lungo continua a non spiegarcelo.


Giovanni Gozzini