SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La città delle luci. Itinerari per una storia sociale del cinema

Sergio Brancato

Roma, Carocci, 159, euro 17,50 2003

Il volume è una raccolta di saggi ricuciti con l'intento di proporre una riflessione metodologica sul rapporto tra cinema, storia e sociologia della comunicazione. Questo libro è formato da due parti distinte. Nella seconda parte l'autore ripropone quattro contributi già pubblicati, affrontando un ventaglio di temi molto ampio che va da una rassegna delle rappresentazioni della metropoli industriale (col che si giustifica il titolo, derivato da Luci della città di Chaplin), al rapporto tra cinema e industria culturale in generale, all'indagine sul caso dell'industria cinematografica italiana in particolare, a una visione delle trasformazioni del linguaggio filmico nell'era delle tecnologie digitali. La prima parte è invece dedicata alla discussione sui rapporti tra storiografia e cinema; basata sulla constatazione, ovvia e però portatrice d'un gran groviglio di difficoltà filologiche, che sono audiovisive gran parte delle fonti per la storia del Novecento e che la messa in scena della storia è una pratica discorsiva connaturata col cinema. Basandosi su una bibliografia di oltre trecento titoli, quasi esaustiva almeno sul versante italiano, Brancato tenta di chiarire come si è modificato il modo di leggere i film da parte degli storici. Un punto più volte ribadito è ?la divaricazione originaria effettuata nel destino del medium tra l'ideologia del realismo e quella del fantastico (Lumière contro Méliès), che molti studiosi hanno colto quale distinzione fondamentale tra ciò che è legittimo utilizzare come fonte storiografica e ciò che non lo è? (p. 54). Tuttavia l'utopia documentale del cinematografo e l'esaltazione della funzione del cinema per raccontare la storia, tipica del periodo delle origini (l'archetipo è Nascita di una nazione di Griffith, 1914), si dissipò molto presto. L'evoluzione del linguaggio cinematografico e la rapida penetrazione nel mercato dei consumi culturali portavano a privilegiare il cinema ?immaginario? e narrativo. Perciò è sul versante sociologico e psicologico, ben più fertile dell'inevitabile diffidenza degli storici, che inizia con Siegfried Kracauer (Da Caligari a Hitler. Una storia psicologica del cinema tedesco, 1947) la rinnovata attenzione alle relazioni tra sfera cinematografica e sociale. I passi successivi sono stati la ?lettura storica dei film? proposta da Marc Ferro (Cinéma et Histoire, 1977), con particolare risalto delle fasi in cui il cinema appare più direttamente soggetto di storia, materia degna d'attenzione specifica soprattutto da parte della storiografia politica; e la ben più penetrante prospettiva suggerita da Pierre Sorlin (Sociologie du cinéma: ouverture pour l'histoire de demain, 1977) che ha spostato decisamente il discorso dall'analisi diretta dei film alla necessità di impiegare la narratologia e la semiotica per cogliere le emozioni e gli schemi culturali proposti agli spettatori. A ben vedere l'excursus di Brancato, utile per una ricostruzione del dibattito, non aggiunge novità sostanziali alla sociologia storica di Sorlin.


Luciano Granozzi