SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La stagione dei movimenti. Gli anni sessanta e settanta

Sergio Dalmasso (a cura di)

?Il Presente e la Storia?, n. 59, pp. 386, euro 18,59 2001

La rivista dell'Istituto storico della Resistenza in Cuneo e Provincia pubblica gli atti di due convegni, svoltisi ad un anno di distanza l'uno dall'altro (febbraio 2000-febbraio 2001). Al centro dell'attenzione la ?stagione dei movimenti?, una fase ampia e complessa cui la storiografia contemporanea non ha ancora volto lo sguardo con l'attenzione e il rigore metodologico necessari. Un vuoto che Brilli mette in risalto nel suo contributo: per superare le secche di una ?analisi storica impressionistica? (p. 141) dei movimenti è indispensabile un rigoroso ancoraggio alle fonti e l'elaborazione di categorie interpretative specifiche. Partendo da queste premesse il volume propone una riflessione sulle trasformazioni che interessarono l'Italia negli anni '60-70 con riferimenti al contesto internazionale (utile il quadro di sintesi offerto da Dalmasso). Le tesi di fondo sono chiare fin dalle prime pagine: irriducibilità del '68 alla stagione delle lotte studentesche e opzione per una lettura di un '68 lungo; natura generazionale della contestazione, che espresse il desiderio di un nuovo protagonismo politico; sterilità della distinzione tra '68 studentesco e '69 operaio. Pur nella continuità interpretativa, emerge nel confronto tra i due convegni un dato significativo: l'analisi degli anni '60 risulta più matura e lineare rispetto a quella del decennio successivo. I contributi del secondo convegno sembrano riflettere le difficoltà a dar conto di un movimento estremamente eterogeneo e frantumato: il tentativo, ad esempio, di introdurre una prospettiva di genere nello studio delle nuove soggettività rimane imprigionato in testimonianze che, seppur efficaci, non rappresentano un'analisi storica e ripropongono l'unicità dell'esperienza torinese. L'insistenza sul ?caso Torino? è forse il limite maggiore di un volume che per altri versi offre spunti interessanti, come quelli proposti dalla centralità di un'identità giovanile trasversale (p. 68), che Giachetti tratteggia attraverso la musica; dalla rilevanza del biennio '68-69 per cui Scavino parla di nuovo ?biennio rosso?, pur senza voler suggerire modelli interpretativi anacronistici; dall'enfasi posta sulla carica politica di un processo di trasformazione che da una parte accelerò la modernizzazione dei rapporti sociali, dall'altra mise in discussione, con l'economia di mercato e la democrazia rappresentativa, le basi stesse del sistema (p. 155). In ciò Scavino ravvisa la natura ideologica dei movimenti, laddove le ideologie sono ?l'effetto sul piano culturale delle tensioni che attraversano in una determinata epoca un sistema politico? (p. 164). Un ultimo cenno merita il contributo di Renosio sul rapporto tra stagione dei movimenti, violenza e terrorismo. Questione quanto mai complessa, affrontata attraverso un duplice viaggio: nel presente delle interpretazioni storiografiche e delle autorappresentazioni dei protagonisti della lotta armata e nel passato dei testi musicali, in un intreccio interessante e suggestivo.


Manuela Lanari