SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La mummia della Repubblica. Storia di Mazzini imbalsamato, 1872-1946

Sergio Luzzatto

Milano, Rizzoli, pp. 222, euro 16,53 2001

Mazzini muore a Pisa il 10 marzo 1872, circondato dagli amici e dai discepoli più fedeli. Costoro capiscono subito che la scomparsa dell'apostolo potrebbe essere fatale alla sinistra democratica italiana. Ma comprendono altresì che la spettacolarizzazione della cerimonia funebre e la conservazione del corpo potrebbero trasformare Mazzini in una straordinaria icona politica, in un simbolo imperituro dell'ideale repubblicano e del contributo dato dai democratici alla costruzione dello Stato nazionale, da utilizzare in chiave antidinastica, per gettare le basi di una religione civile e di una ritualità laica da contrapporre a quella cattolica e a quella che già si incarna nella monarchia sabauda. Uno scienziato pavese, Paolo Gorini, viene incaricato di ?pietrificare? il corpo di Mazzini in modo da rendere possibile l'esposizione del feretro durante il trasporto da Pisa a Genova, e poi la sua conservazione e ostensione pubblica in un apposito tempio da costruirsi nel cimitero di Staglieno. L'imperfetta riuscita dell'imbalsamazione consente tuttavia di realizzare solo una parte del progetto e nel 1873, dopo il pellegrinaggio di migliaia di persone nel primo anniversario della morte, il cadavere, ormai visibilmente alterato, viene tumulato a Genova accanto alla tomba della madre. Ma l'odissea del corpo non è ancora terminata: esso infatti verrà riesumato e nuovamente esposto al pubblico nel giugno 1946, quando la neonata Repubblica in cerca di una legittimazione carismatico-simbolica penserà di trovarla, fra l'altro, proprio nell'ostensione della salma dell'illustre genovese. Questa singolare e dimenticata vicenda è stata acutamente ricostruita da Luzzatto in un volumetto, che riprende e amplia un saggio apparso nel 2000 sulla ?Rivista storica italiana?. L'a., che si era soffermato su tematiche analoghe in una precedente opera (Il corpo del duce, Torino, 1998), abbina un vivace gusto narrativo alla capacità di fornire suggestioni metodologiche e interpretative più familiari agli studiosi dell'età moderna che non ai contemporaneisti. Il lavoro offre un prezioso quadro di riferimento sulle pratiche funerarie adottate in occasione della morte di grandi leader politici fra '800 e '900 e inserisce il peculiare destino delle spoglie mortali di Mazzini in un utile contesto comparativo. Notevole, per esempio, risulta essere stata in Europa l'influenza delle esequie di Lincoln, il cui corpo imbalsamato, che nel 1865 attraversa l'America per raggiungere Chicago, costituisce un indubbio modello per le onoranze mazziniane di sette anni dopo. Nel vecchio continente, però, non si sviluppa quell'autentico embalming movement, che oltre Atlantico rivoluzionerà le pratiche relative alla morte, rendendo possibile oltre che lunghi viaggi funebri anche la nascita di una sorta di imprenditoria privata legata a queste attività. Corretta e attenta, infine, è anche la descrizione dell'universo democratico-massonico che si trova a gestire la scomparsa del fondatore della Giovine Italia, lacerato da divisioni politiche interne e costretto a una soluzione che combina modernità e arcaismo, dove una scienza capace di pietrificare i cadaveri si accompagna a una politica che ha bisogno di un santo profano per costruire un mito.


Fulvio Conti