SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Ombre rosse. Il romanzo della Rivoluzione francese nell'Ottocento

Sergio Luzzatto

Bologna, il Mulino, pp. 185, euro 15,00 2004

Le ombre rosse del titolo sono quelle degli antichi rivoluzionari ? in particolare dei regicidi della Convenzione ? che continuano ad ossessionare l'immaginario collettivo dell'Ottocento; il romanzo della Rivoluzione è quello che la posterità dei figli e dei nipoti non può smettere di raccontare, sul registro ora dell'ammirazione ora della denigrazione, ma più spesso di entrambi. Nella vasta produzione di Sergio Luzzatto il tema della Rivoluzione che sopravvive nella memoria dei protagonisti superstiti, ma anche delle nuove generazioni, facendosi ?un elemento attuoso, un fattore di nuova storia? (p. 71), occupa un posto di rilievo. L'autore gli aveva già dedicato una bella ricerca, Il Terrore ricordato. Memoria e tradizione dell'esperienza rivoluzionaria (Einaudi, 2000), in cui utilizzava al meglio una categoria che svolge un grande ruolo anche in questo libro, quella di ?generazione?. E se oggetto del primo libro erano le diverse funzioni del ricordo per chi la Rivoluzione aveva vissuto, esplorate attraverso la memorialistica, qui si misura il peso della memoria che schiaccia chi è venuto dopo. E si suggerisce anche che solo con la morte dei figli dei testimoni oculari si potesse sciogliere ?quel fittissimo intreccio di ricordi e di fantasie, di ricerche e di leggende che per oltre mezzo secolo aveva rappresentato ? in Francia e fuori di Francia ? il carattere più originale della tradizione rivoluzionaria? (p. 79) e potesse prendere avvio una storiografia scientifica. Siamo agli esordi della Terza Repubblica, e il passaggio generazionale, non meno del clima positivistico, ha favorito secondo l'autore questa svolta. In continuità con il precedente lavoro, il nuovo libro di Luzzatto (che riunisce saggi già pubblicati altrove, oltre ad uno studio inedito su Balzac) allarga però lo sguardo a nuove fonti, ed ambisce a seguire il discorso sulla Rivoluzione nella letteratura ?alta? e ?bassa? (Balzac e Hugo, ma anche i Mémoires de Vidocq), come pure nei documenti iconografici. Fra le pagine più felici, a mio avviso, il saggio dedicato ad Augustin Challamel e alla sua Histoire-Musée de la République (1842), precoce tentativo di fondare quella che si potrebbe chiamare una cultural history della Rivoluzione ? una storia ?del discorso e dell'immaginario sociale che la Rivoluzione produce intorno agli eventi stessi? (p. 131) ? a partire dalle collezioni di oggetti, autografi, stampe, caricature, medaglie. Altrove la mappa tracciata è su grande scala, come nel primo capitolo, Visioni europee della Rivoluzione francese, in cui l'autore tratteggia con maestria (anche se, qua e là, con qualche pennellata un po' frettolosa) un vastissimo affresco ?dei modi in cui le vicende della Rivoluzione francese e dell'Impero finirono per depositarsi sulla storia del secolo decimonono? (p. 29). Una critica per concludere, e senza nulla levare all'originalità e finezza del lavoro: perché tanto indulgere a un linguaggio pirotecnico di cui non ci sarebbe alcun bisogno per catturare il lettore?


Regina Pozzi