SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento

Sergio Luzzatto

Torino, Einaudi, VIII-419 pp., Euro 24,00 2007

Questo libro ha una tesi di fondo: in un'ottica non agiografica, e quindi nella sua dimensione terrena, la vicenda di Francesco Forgione da Pietrelcina, il cappuccino padre Pio e oggi veneratissimo san Pio, costituisce un punto d'osservazione privilegiato per l'intreccio di temi e personaggi importanti del '900 italiano. Fra i primi il bisogno popolare del sacro e del miracolo, il suo utilizzo politico e affaristico, l'affermarsi di un modello culturale clerico-fascista, le tensioni interne alla cultura e alla gerarchia cattolica, lo straordinario «indotto» secolare di un fenomeno di massa prima locale, poi nazionale e internazionale e quasi da subito, in rapporto ai tempi, mediatico. Tra i secondi praticamente tutti i papi del secolo, ma di questi più d'uno come Roncalli o Woityla hanno rapporti precedenti con padre Pio, e poi Gemelli e Buonaiuti, D'Annunzio e Malaparte, Caradonna e De Bono, Papini e Mussolini, con innumerevoli altri attori di diversa caratura. Temi e personaggi che trovano una loro ragion d'essere, coerente e non di rado imprevista, in rapporto alla figura schiva e silente del protagonista, almeno apparentemente passivo, di questa straordinaria vicenda.Luzzatto mette con ragione l'accento sull'importanza della fase iniziale della narrazione, quella che dalla prima guerra mondiale si estende almeno a tutti gli anni '20. Si tratta infatti del periodo meno conosciuto, ma anche di quello in cui si fissano i caratteri di fondo del fenomeno sociale Padre Pio in rapporto a un paese stanco e diviso, insicuro e desideroso di capri espiatori come di tutele carismatiche. Su quella base la storia proseguirà attraverso l'Italia fascista e poi repubblicana, sottolineandone naturalmente gli elementi di continuità da una fase all'altra, anche se riproposti attraverso un continuo ed efficace aggiornamento.La ricerca di Luzzatto, puntigliosa e lucidissima, è storia sociale a tutto tondo, in grado di ricostruire percorsi e intrecci anche secondari senza mai perdere il filo del discorso, né il senso di ogni singolo episodio. Un modo di procedere piuttosto raro nella contemporaneistica, in particolare quella novecentesca, e che non a caso fa frequente riferimento tematico e metodologico alla storiografia di età precedenti. In questo modo anche questioni ben note, illuminate da una prospettiva apparentemente marginale, rivelano profili e chiaroscuri nuovi. In verità sarebbe difficile immaginare una più decisa e preziosa valorizzazione storica di padre Pio e di San Giovanni Rotondo. Chiunque rispetti la libera ricerca deve esserne, credo, riconoscente all'autore.


Giuseppe Civile